Gli ospiti e i luoghi della Fondazione negli scatti di Margherita Lazzati. Dal 31 maggio al 22 settembre gli scatti saranno esposti nella sede milanese di Banca Generali in una mostra curata da Galleria l’Affiche di Milano Inaugurazione mercoledì prossimo alle 18.45

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Torna “Un paese aperto”, la mostra che Margherita Lazzati dedica a Fondazione Sacra Famiglia, ai suoi ospiti, al personale e ai volontari.
Curata da Galleria l’Affiche di Milano per la rassegna Artisti sotto il Duomo, Un paese aperto è ospite della sede milanese di Banca Generali dove, dal 31 maggio al 22 settembre, le istantanee della vita in Sacra Famiglia saranno esposte per raccontare un mondo di cui la Fondazione si occupa da oltre 120 anni: il mondo degli ultimi e delle persone più fragili.

Le foto nascono dalla straordinaria esperienza di convivenza che Margherita Lazzati ha vissuto in Sacra Famiglia e danno testimonianza della grande umanità e apertura al mondo della Fondazione: gli ospiti, il personale e i volontari ritratti appartengono infatti a un paese reale che affronta i problemi di una quotidianità complicata. Le opere, una selezione di fotografie di grande formato – già protagoniste nei mesi scorsi di mostre a cielo aperto in via Dante a Milano, in Piazza a Cesano Boscone e al FuoriSalone al Museo Diocesano – saranno ora esposte, per la prima volta, in un luogo privato.

«Ogni scatto di Margherita Lazzati racconta una storia unica – commenta il direttore generale Paolo Pigni –Le sue foto sono infatti frammenti di un mondo tanto stimolante e colorato quanto difficile e faticoso: un universo che può esistere e funzionare solo grazie al lavoro delle tante persone che si prendono cura dei nostri ospiti. Ringrazio di cuore Margherita Lazzati, Galleria L’Affiche di Milano e Banca Generali che hanno reso possibile l’allestimento».


Margherita Lazzati
Margherita Lazzati è entrata nella Fondazione Sacra Famiglia con lo stesso spirito con il quale entra tutte le settimane nel carcere di Opera, così come era andata oltre quel muro invisibile che separava a Milano una popolazione nascosta nelle stazioni, nei sottopassaggi, ai margini delle strade e degli sguardi.
Margherita, come sempre, ha scritto, ha dipinto, ha raccontato, ha creato ritmi con la sua piccola Leica: al centro della sua attenzione, più che una ricerca estetica o un’urgenza tecnica, è sempre il senso di una realtà, quotidiana e assoluta, alla quale si avvicina con timidezza, emozione, determinazione, ma anche con una lucidità quasi chirurgica.

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