Mostra benefica. Dieci immagini della fotografa lecchese Sara Munari per sostenere il progetto del Coe "Game over. – Le spose bambine in Bangladesh". Un’occasione per riflettere non solo sulle donne, ma anche sull’infanzia

sposa bambina bangladesh

In occasione della Festa della Donna, il COE – Centro orientamento educativo – presenta la mostra fotografica “Game over – Le spose bambine in Bangladesh”, visitabile fino al 13 marzo presso la Sala conferenze del Palazzo del Commercio (ex Palazzo Falck) di Lecco. Dieci scatti della fotografa lecchese Sara Munari, realizzate nel 2014 durante un viaggio che il COE le aveva proposto di fare per documentare i progetti dell’associazione in undici villaggi del paese nei distretti di Khulna, Jessore e Satkjira.

L’inaugurazione è prevista per giovedì 5 marzo alle 18.30 presso la sala di Confcommercio, alla presenza della giornalista Maria Latella di Sky TG 24 che alle 17.30 presenterà il libro “Il potere delle donne”. Intervengono la fotografa Sara Munari, Annamaria Corti (presidente terziario donna Lecco) e la presidente del COE Rosa Scandella con Pietro Mariani, responsabile COE Bangladesh.

Venerdì 13 marzo è previsto anche un incontro per gli studenti delle scuole secondarie di secondo grado, inserito all’interno della manifestazione “Leggermente”, con Sara Munari e Pietro Mariani. Il progetto proseguirà poi dal 19 marzo al 15 aprile grazie alla collaborazione di otto attività commerciali lecchesi.
Al termine della mostra, le fotografie potranno essere acquistate: il ricavato servirà a sostenere il progetto “Spose bambine” pensato per sottrarre le bambine a matrimoni forzati e precoci. E sempre per sostenere l’iniziativa sono stati messi in vendita anche dei braccialetti di conchiglia (che le spose bambine indossano per sigillare le tragiche nozze) con uno slogan efficace: “Indossiamoli noi per non farli indossare a loro” (informazioni presso la Galleria Melesi).

 

Per approfondire
In Bangladesh, come in altre parti del mondo, molte bambine Dalit (fuori casta/intoccabili) si sposano in età compresa tra i 12 e i 15 anni, con conseguenze negative per la salute e il loro sviluppo psico-fisico. La precocità del matrimonio causa immancabilmente l’abbandono scolastico e gravidanze premature, che provocano spesso la morte della mamma o del bambino.
Le bambine e ragazze che ho intervistato, parlano poco e hanno dai 9 ai 20 anni. Molte di loro hanno dai due ai cinque figli. Data la condizione forzata, subiscono violenze e soprusi e proprio per la giovane età, vengono spesso ripudiate dai mariti di solito molto più anziani di loro, che le lasciano sole, senza lavoro e senza casa. Le ragazzine sono costrette a vivere con i suoceri, di cui diventano completamente schiave.
Per sposarsi una bambina deve pagare una dote che può essere in denaro o in beni materiali (mucche o gioielli) provocando fin dalla nascita una situazione di inferiorità delle donne. Avere una figlia femmina è considerata una grave sfortuna, perché la dote è un debito, che spesso la famiglia si accolla per la vita. Molti genitori concludono i contratti matrimoniali quando le loro figlie sono ancora in età premestruale per poter pagare una dote inferiore, fatto che determina un aumento della gravità del problema.
Questi ritratti riguardano la loro adolescenza. Molte di loro sono vedove o ripudiate. Ho chiesto loro l’età, la data di matrimonio ed il numero di figli. Non mi soffermerò a parlare di quanto questo mi abbia toccato, ma per la prima volta desidero far vedere bene negli occhi i soggetti delle mie foto (Sara Munari).

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