Di occasioni per “seminare Vangelo”, per comunicare la fede a chi sta attorno a noi, la quotidianità ce ne offre tante. Di qui l’invito del Cardinale Tettamanzi alle famiglie perché si facciano missionarie nel proprio ambiente, là dove vivono ogni giorno: la famiglia immigrata del piano di sotto, i nuovi compagni (e relativi genitori) dei figli a scuola, i ragazzi della polisportiva (alcuni dei quali non vengono in chiesa), la coppia di fidanzati venuta a convivere nello stesso tuo palazzo…

di Gerolamo Fazzini

 

Sapete quel è il luogo/situazione maggiormente conflittuale in Italia? La risposta l’ha data l’Istat: l’assemblea condominiale. Basterebbe questa piccola osservazione, concretissima, per dar ragione al Cardinale Tettamanzi quando invita le famiglie a essere missionarie nel proprio ambiente, laddove vivono. Cominciando a misurarsi con le beghe di pianerottolo, le invidie dei colleghi sul lavoro, i litigi tra amici…Di occasioni per “seminare Vangelo”, per comunicare la fede a chi sta attorno a noi, la quotidianità ce ne offre a bizzeffe. Forse – anzi, di sicuro – il problema è che ogni giorno noi compiamo altrettanti peccati di omissione, non accorgendoci delle tante opportunità di micro-testimonianza che ci vengono regalate.Negli anni ci siamo un po’ abituati a pensare la pastorale come una sorta di piano triennale che, distillato da un team di esperti, deve poi trovare attuazione nel territorio diocesano, quasi che l’evangelizzazione fosse esito “deterministico” di una pianificazione ben calibrata. La realtà è ovviamente ben diversa, anche se noi, esposti all’attivismo come normalmente sono gli ambrosiani, preferiamo dimenticarlo. La realtà è fatta di tanti incontri, gesti, parole e silenzi che – di volta in volta – possono esprimere qualcosa della nostra fede oppure metterla tra parentesi. Madeleine Delbrel, la grande “mistica delle strade” che veniva dall’ateismo militante, amava parlare delle “circostanze” di ogni giorno come del terreno privilegiato in cui manifestare la propria adesione a Cristo. Con la vita, innanzitutto. Se partiamo da qui, da questo orizzonte, sarà meno difficile provare a realizzare quanto scrive l’arcivescovo: «Grazie all’amore un campo sconfinato si spalanca davanti ai discepoli e testimoni di Cristo. Occorre andare alla ricerca di tutti, nessuno escluso».
Andare ai lontani non significa partire per improbabili crociate, né organizzare quaresimali scintillanti o iniziative super. Più semplicemente (e realisticamente) significa lasciarci abbordare dai lontani: la famiglia immigrata del piano di sotto, i nuovi compagni (e relativi genitori) dei figli a scuola, i ragazzi della polisportiva (alcuni dei quali non vengono in chiesa), la coppia di fidanzati venuta a convivere nello stesso tuo palazzo… Tutti “lontani” che, di fatto, sono assai più vicini e più scomodi di quanto non siamo disposti a credere.

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