Ct 7,13a-d.14; 8,10c-d; Sal 44(45); Rm 8,24-27; Gv 16,5-11 «… Se non me ne vado, non verrà a voi il Paraclito». (Gv 16, 7) Dopo l’odio del mondo c’e la tristezza di sentirsi orfani. Ma Gesù dice una cosa molto forte: «Se non me ne vado, non verrà a voi il Paraclito». Perché è necessario “rinunciare” a Gesù per ricevere il Paraclito? Posta così, la questione è sbagliata. Il Paraclito arriva come consegna dal crocefisso: «E chinato il capo, consegnò lo Spirito» (Gv 19,30). Per questo è importante stare sotto la croce, come Maria e il discepolo amato. Dalla croce Gesù ci lascia la sua eredità: tra cui la Madre e lo Spirito. I protagonisti dell’Incarnazione sono ancora all’opera, questa volta per formare, dopo il Capo, il Corpo che è la Chiesa. Sempre dalla croce, lo Spirito soffia per convincere il mondo del giudizio; perché il giudizio si è già svolto: «Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui; per le sue piaghe siamo stati guariti» (Is 53,5). Lo Spirito è l’esegeta della passione e morte di nostro Signore. Preghiamo Il Signore è mia parte di eredità e mio calice: nelle tue mani è la mia vita. Per me la sorte è caduta su luoghi deliziosi: la mia eredità è stupenda. (dal Salmo 15)  [da: La Parola ogni giorno – LA NOSTRA LETTERA SIETE VOI – Santità ministeriale – Pasqua 2011 – Centro Ambrosiano]

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