At 5,17-26; Sal 33(34); 1Cor 15,12-20; Gv 3,31-36 «Ma durante la notte un angelo del Signore aprì le porte del carcere, li condusse fuori e disse: “Andate e proclamate al popolo, nel tempio, tutte queste parole di vita”». (At 5,19-20) E’ questo il secondo racconto che narra la persecuzione dei primi cristiani da parte dell’autorità giudaica (il primo in At 4,1-22). L’annuncio cristiano provoca divisione nel popolo d’Israele: c’è chi accoglie la Parola e chi la osteggia e perseguita gli annunciatori. «Ricordatevi della parola che vi ho detto: un servo non è più grande del suo padrone. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi» (Gv 15,20): la Chiesa perseguitata prende coscienza di essere la comunità del Messia sofferente e di condividerne il destino di contrasto nel quale Dio compie il suo disegno di salvezza. Il racconto della liberazione miracolosa degli apostoli incarcerati, esprime la consapevolezza che la corsa della parola di vita non dipende da strategie umane e non può essere fermata dalla gelosia e dalla violenza di chi si mostra potente. «Il nostro Dio è un Dio che salva» (Sal 67,21a), ha condotto fuori dall’Egitto il suo popolo, chiama per nome le sue pecore e le conduce fuori: se ci affidiamo a lui non avremo paura di donare la vita per la parola di vita. Preghiamo Dio, tu ci hai messi alla prova, ci hai passati al crogiuolo come l’argento. Ci hai fatti passare per il fuoco e l’acqua, ma poi ci hai ridato sollievo. (dal Salmo 65)   [da: La Parola ogni giorno – LA NOSTRA LETTERA SIETE VOI – Santità ministeriale – Pasqua 2011 – Centro Ambrosiano]

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