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Testimonianza

«Tra suoni e colori in Bolivia abbiamo incontrato compagni di un cammino comune»

Il racconto di tre volontarie della Fondazione Don Gnocchi impegnate nell’anno di Servizio civile a Cochabamba a supporto di persone con disabilità: «A volte fermarsi mezz’ora in più e condividere il pasto con l’altro è la miglior terapia che si possa offrire»

1 Aprile 2026
volontarie don Gnocchi Bolivia

di Susanna, Sofia ed Ester

Fin dall’atterraggio a Cochabamba, città nel cuore della Bolivia e luogo per questo anno di Servizio civile, ci ha felicemente travolte il caos vitale di colori e odori, segno lampante di un posto speciale, molto diverso da casa.

Le tracce di uno Stato dalle plurime radici indigene saltano all’occhio attraverso le donne locali: le cholitas dalle lunghe trecce composte, i denti dorati, i buffi cappelli e le pompose gonne a balze, cariche sulle spalle di aguayos, tessuti usati tanto per trasportare un bimbo, animali o prodotti da vendere al mercato. Giungono al nostro orecchio anche i suoni indecifrabili della lingua nativa, il quechua, che in questa regione molte persone ancora parlano, spesso come idioma esclusivo.

Fuori dall’aeroporto e nella nostra successiva quotidianità, abbiamo lentamente preso confidenza anche con i mezzi di trasporto, i trufi, rigorosamente senza orari nè fermate, sempre pieni, ma che arrivano in cima a ogni salita dei colli cochabambini; ci siamo abituate agli odori pungenti delle foglie di coca e delle erbe utilizzate nel rito della koa il primo venerdì di ogni mese, e al cibo di strada nei mercati, o meglio, labirinti di negozietti in cui trovare le merci più improbabili.

servizio civile don Gnocchi Bolivia

In questo nuovo mondo, o nuovo tempo, in cui viviamo, il nostro lavoro è supportare un’associazione locale che accompagna le persone con disabilità verso l’autonomia e la consapevolezza del proprio potenziale, tramite incontri e visite al domicilio. Le zone in cui lavoriamo sono nella periferia di Cochabamba, nei piccoli paesi di Cliza, Arani, Villa Riveiro, Punata: una Bolivia più autentica in cui le tradizioni, le credenze e i miti sono ancora molto presenti.

servizio civile don Gnocchi Bolivia

Le occupazioni della giornata

La nostra giornata inizia molto presto. A bordo dei trufi, ci rechiamo con una promotrice di salute locale a casa delle persone con disabilità, dove svolgiamo per lo più riabilitazione su base comunitaria (Rbc) tramite sedute di fisioterapia, stimolazione cognitiva, terapia occupazionale, terapia del linguaggio, ma anche lavori manuali nell’orto o con gli animali, educazione al diritto delle persone con disabilità e molto altro. In poche parole: quello di cui c’è bisogno, con ciò che si ha.

Entrare a casa delle persone è un’opportunità preziosa e un’esperienza tanto delicata quanto potente. Lo è sempre, ma ancora di più se vieni dall’altra parte del mondo, dove avere una casa ben costruita (e non fatta di fango e paglia), un bagno, fornelli, cibo e acqua potabile sempre a disposizione o, insomma, vivere godendo di ogni bene di prima necessità e molto di più, è quasi dato per scontato. Lo è a maggior ragione quando, in queste umili dimore, vieni accolto con un sorriso amoroso, uno sguardo dalle mille storie e di dolce determinazione, e spesso anche con una bevanda dal nome strano, un piatto con patate bollite, un ovetto, e magari una zampa di gallina, regalo prezioso di chi decide di condividere quel poco che ha con gratitudine (è vietato rifiutare!). Con tempo e pazienza, però, la straordinarietà diventa quotidiano e lo scambio un arricchimento reciproco.

servizio civile don Gnocchi Bolivia

Che cosa insegna questa esperienza

Da questa esperienza stiamo imparando l’arte dell’arrangiarsi, la spontaneità; la bellezza, a volte frustrante, di dover cambiare prospettiva e comunicare fra lingue e modi di ragionare diversi; che spesso, nel dare, puoi sorprenderti di quanto invece ricevi; l’importanza dello stare in ascolto dell’altro, prima ancora di proporre soluzioni, e di vedersi come compagni di un cammino umano, tanto diverso quanto comune. Inoltre, che temi fondamentali come la malattia, la famiglia, l’uguaglianza, la morte, il lavoro, la povertà possono avere significati diversi in base a dove sei nato e cresciuto.

Che il tempo non sempre è denaro e produttività, ma a volte fermarsi mezz’ora in più e condividere il pasto con l’altro è la miglior terapia che si possa offrire.

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