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Cerimonia

A Elena Beccalli il Premio Grandi Guglie della Grande Milano

La rettrice dell’Università Cattolica del Sacro Cuore ha ricevuto il riconoscimento giovedì 5 marzo nella Sala Alessi di Palazzo Marino. Un’occasione anche per un confronto a più voci su autonomia finanziaria e autodeterminazione delle donne

6 Marzo 2026
Elena Beccalli_Unicatt_Premio Grandi Guglie 1

«Economista di grande esperienza, prima donna alla guida della Fuce e vicepresidente della Fiuc, è anche la prima rettrice donna dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. La sua figura rappresenta un esempio di leadership femminile e un modello per le giovani generazioni». È uno dei passaggi più significativi delle motivazioni che hanno portato all’assegnazione del Premio “Grandi Guglie della Grande Milano” a Elena Beccalli, rettrice dell’Università Cattolica del Sacro Cuore

Missione educativa

«Sono grata di ricevere un riconoscimento che va oltre il traguardo personale», ha dichiarato la rettrice Beccalli, ricevendo il Premio giovedì 5 marzo in una gremita Sala Alessi di Palazzo Marino, anche alla presenza di alcune studentesse dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. Si tratta, infatti, di un «apprezzamento per la nostra missione educativa e per il nostro impegno verso le nuove generazioni. Per questo lo dedicherei all’intera famiglia universitaria: ai docenti, al personale e soprattutto alle studentesse e agli studenti. Ogni giorno, insieme lavoriamo per attivare quel processo di cambiamento di cui abbiamo tanto bisogno», ha aggiunto la rettrice Beccalli. «C’è poi un altro motivo che mi rende particolarmente orgogliosa di ricevere il Premio: sono una milanese d’adozione e Milano è la città che mi ha accolto, una città generosa e inclusiva. Questo spirito di accoglienza non dobbiamo perderlo, anzi dobbiamo continuare a coltivarlo con cura», ha detto la rettrice della Cattolica.

Il Premio – il cui intento è valorizzare personalità che con visione e impegno contribuiscono allo sviluppo culturale, economico e sociale della città – è stato consegnato da Elena Buscemi, presidente del Consiglio Comunale di Milano, Daniela Mainini, presidente del Centro Studi Grande Milano nonché promotrice dell’iniziativa, e Manuela Soffientini, presidente Grandi Guglie della Grande Milano.

Una sfida necessaria

L’evento ha rappresentato anche un importante momento per riflettere su un tema cruciale: “Donne, autonomia finanziaria e autodeterminazione: un binomio necessario”. «È questa una delle sfide centrali per il futuro del Paese, rendendo necessario investire in formazione, cultura finanziaria e pari opportunità», ha specificato Daniela Mainini, che, moderando il dibattito ha salutato l’artista Caterina Caselli, presente in sala e simbolo dell’emancipazione femminile già negli anni Sessanta grazie alle sue canzoni.

Sulla stessa linea anche Elena Buscemi, che ha ricordato quanto le donne, pur se straordinarie e con alle spalle percorsi formativi brillanti, abbiamo comunque un portafoglio più leggero. «Si parla molto di violenza, ma senza autonomia patrimoniale non è possibile allontanarsi da situazioni di rischio. L’indipendenza economica è la prima condizione di libertà», ha aggiunto.

L’intervento di Elena Beccalli

Gli altri interventi

L’incontro si è arricchito con i contributi di Barbara Alemanni, docente di Banking and Insurance presso SDA Bocconi School of Management, Giulia Raffo, Country Chief Financial Officer di Generali Italia e presidente di ALFUTURO Servizi Assicurativi, e Donatella Sciuto, rettrice del Politecnico di Milano. Le relatrici hanno affrontato il tema da diverse prospettive – accademica, economica e manageriale – mettendo in luce come l’educazione finanziaria, l’accesso al credito e la presenza femminile nei ruoli decisionali siano leve strategiche per favorire autonomia finanziaria e autodeterminazione delle donne.

Ridurre le distanze

Anche la rettrice Beccalli nel suo intervento ha delineato alcuni stereotipi che accentuano il divario di genere. Un fenomeno di natura sociale e culturale, oltre che economica. Secondo stime di Banca d’Italia la parità di genere nell’occupazione determinerebbe per il nostro Paese un aumento del PIL pari al 7 percento. I dati però sono poco incoraggianti: una donna su cinque non ha un conto corrente, e tra quelle che lo hanno, spesso il conto è condiviso. «Il conto corrente è uno strumento di cittadinanza attiva. Per questo dobbiamo lavorare con gli operatori finanziari e accompagnare azioni concrete che riducano le distanze», ha ribadito la rettrice dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.

Va in questa in questa direzione il programma “Women in Finance”, ideato da Scienze bancarie, finanziarie e assicurative negli anni in cui la professoressa Beccalli era preside della Facoltà. Un insieme di attività che comprende borse di studio, programmi di mentoring, reti e alleanze per superare quella «timidezza» che spesso contraddistingue le giovani donne nell’avvicinarsi a discipline economico-finanziarie. «L’iniziativa, che ormai prosegue da diversi anni, sta dando i suoi frutti», perché, ha ribadito, «il primo cambiamento da perseguire è innanzitutto culturale».

La letteratura scientifica lo conferma. Uno studio condotto dalla rettrice Beccalli, con le colleghe Francesca Arnaboldi e Francesca Gioia, mostra come cambia la composizione del portafoglio alla nascita di un bambino. L’analisi dei portafogli finanziari delle famiglie italiane su dati della Banca d’Italia ha restituito una fotografia sorprendente: l’unico fattore a incidere sulla riallocazione delle risorse è il genere del neonato. Alla nascita di una bambina, le famiglie tendono a spostarsi verso strumenti più rischiosi; alla nascita di un bambino, invece, privilegiano strumenti più sicuri, in particolare di natura obbligazionaria. «È questo un segnale culturale molto forte. Significa che, inconsciamente, si attribuisce a un bambino un futuro più solido e certo, mentre per una bambina si immagina un percorso più incerto, che richiederebbe strumenti più rischiosi per generare rendimento». Insomma, «uno stereotipo radicato che emerge indipendentemente dal livello di istruzione, dalla condizione patrimoniale o dal reddito delle famiglie», ha concluso la rettrice Beccalli, richiamando il ruolo delle università nel rimuovere le barriere strutturali che ancora persistono, garantendo «parità nelle opportunità a tutti e a tutte, indipendentemente dal genere».