I giovani d’oggi sono migliori della generazione che li ha preceduti. Ad affermarlo non è un ragazzo di parte, ma il senatore Pier Ferdinando Casini, alla presentazione del suo ultimo libro, intitolato “Al centro dell’aula, dalla Prima Repubblica a oggi. Dialogo con Paolo Pombeni”.
Secondo Casini, intervenuto alla presentazione con i due ex presidenti del Consiglio Giuliano Amato e Mario Monti, comprendere le nuove generazioni è sicuramente un imperativo: rispetto alle precedenti, oggi il mondo è più confuso e dà meno riferimenti stabili, ma nonostante ciò, da parte loro si intravede la volontà di capire cosa sia, ad esempio, la politica. «E allora io potrei dire a loro – ha spiegato il senatore – magari a quanti dicono che la politica è una cosa sporca, “Non mi voglio sporcare con la politica”, quello che diceva don Milani: “A che serve, ragazzi, avere le mani pulite se le tenete in tasca”? Penso che non ci sia un’intelligenza artificiale ancora in grado di sostituire la politica. La politica siamo noi, il nostro destino è nelle nostre mani, per cui credo che i giovani dovrebbero fare riflessioni profonde e i migliori di loro e dedicarsi alla politica».

Una società diversa
«È cambiata la società, è cambiata la vita, è cambiato il mondo – ha sottolineato Casini -. Basta pensare che la mia generazione ha fatto politica quando c’era il muro di Berlino, c’era una contrapposizione fortissima tra il mondo occidentale, il nostro, e l’Unione Sovietica e i suoi satelliti. Poi è caduto il muro di Berlino ed è caduta la discriminante ideologica. La gente non ha più la possibilità di scegliersi i parlamentari. Se posso fare una battuta, mangia una minestra precotta, non può cucinarla e questo già induce ad accrescere l’antipolitica: l’idea che tanto non se ne può fare niente. Il trasformismo diventa sempre più forte e anche questo concorre a far disamorare la gente della politica».
Parlando dell’astensionismo, il presidente Casini ha affermato che «è figlio degli espropri che si è fatto da parte dei partiti politici nei confronti della gente. Questo è un vero allarme democratico e nella riforma elettorale bisogna restituire ai cittadini e lo scettro e la possibilità di scegliersi i parlamentari», e a proposito dell’attuale disordine mondiale ha aggiunto: «Oggi il mondo è caratterizzato da chi vorrebbe una regola: non avere più regole. Noi pensiamo che il mondo, per come in Europa e in Occidente si è identificato il futuro dell’umanità, abbia bisogno di regole, che significa rispetto per gli altri, ovvero che il debole deve essere tutelato rispetto alla prevaricazione del più forte, che il multilateralismo sia un valore e non un handicap. Tutte queste questioni ci inducono a dire che noi abbiamo un destino obbligato: l’Europa. Noi non possiamo pensare di essere “sovranisti nazionali”, dobbiamo essere “sovranisti europei”, perché se gli europei sono uniti possono prendersi nelle mani il loro destino, altrimenti saranno vassalli di qualcun altro».
Condividendo la posizione del presidente Casini sulle due sfide principali che attendono i cattolici, cioè il moltiplicarsi delle guerre e l’inaccettabile sproporzione tra ricchi e poveri, la rettrice Beccalli ha ricordato i temi su cui è impegnata l’Università Cattolica: «Il dialogo del Presidente Casini con il professor Pombeni propone una lettura della nostra storia recente. Certo, è una storia “di parte”, fatta da un protagonista politico, ma penso che sia proprio questo il plus di questo libro. Da un lato, enfatizzare il nostro ruolo di arena geopolitica di pace, dall’altro, impegnarci in piani di ampio respiro, per proporre nuovi paradigmi economici orientati al bene comune. Del resto, la tradizione degli studi economici nel nostro Ateneo, che trova una delle sue massime espressioni in Francesco Vito, promuove la concezione di economia a servizio dell’uomo, discostandosi dalla visione dominante basata sulla mera massimizzazione del profitto».



