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Vorrei fare l’elogio del tempo carezza

Memoria della Beata Vergine Maria di Lourdes, Milano, Parrocchia Madonna di Lourdes - 11 febbraio 2026

11 Febbraio 2026

1. In che tempo viviamo?

C’è un tempo di fango, di palta – come dicono i milanesi –, un tempo che scorre tra le mani e che non puoi trattenere: ti lascia le mani sporche. Il tempo delle banalità volgari, il tempo dedicato ai discorsi cattivi, il tempo dedicato ai capricci umilianti, il tempo che non serve a niente e a nessuno, il tempo dedicato a mettere le mani nel torbido. Quando è passato, il tempo di palta non ti restano altro che le mani sporche.

C’è il tempo fatto di carta vetrata, il tempo che striscia sulla pelle e la irrita, la fa sanguinare. Il tempo dedicato a far soffrire, il tempo delle parole aggressive, il tempo della cattiveria che colpisce le persone più vicine, il tempo dell’indifferenza che mortifica chi cerca attenzione, il tempo che passa e ripassa sulle ferite e le rende più dolorose, come fosse la carta vetrata. Quando è passato il tempo di carta vetrata, carta abrasiva, resti lì a piangere coperto di abrasioni.

C’è anche il tempo mercato, il tempo che si misura in soldi. Il tempo che si può vendere e comprare. Il tempo che vale denaro. Più ti do tempo, più devi darmi soldi. Il tempo perso, denaro perduto; il tempo guadagnato, soldi trovati. Il tempo mercato mette fretta: chi prima arriva meglio si accomoda. Il tempo mercato: chi più lavora più guadagna. Il tempo della frenesia e dell’intraprendenza. Quando è passato il tempo mercato, ti ritrovi con un po’ di soldi in più e con un po’ di vita in meno perché l’hai venduta.

Ma io voglio fare l’elogio del tempo carezza, il tempo che ti accarezza, come un sollievo gentile. È il tempo che ti dedica un amico, una presenza desiderata. È il tempo che versa olio sulle ferite e allevia il dolore. È il tempo che quando ti incontra sorride, come per dirti: sono contento di incontrarti, di starti vicino. Il tempo carezza, quando è passato, ti accompagna come una rivelazione, una buona ragione per aver stima dell’umanità e fiducia in Dio: chi sa se sono capace di vivere nel tempo carezza?

Chi sa se posso vivere il tempo carezza, come ha fatto il buon samaritano, secondo quanto scrive Papa Leone nel messaggio per questa giornata: «Viviamo immersi nella cultura della rapidità, dell’immediatezza, della fretta, ma anche dello scarto e dell’indifferenza che ci impedisce di avvicinarci e fermarci lungo il cammino per guardare i bisogni e le sofferenze che ci circondano. […] Il samaritano si è fermato, gli ha donato vicinanza, lo ha curato con le sue stesse mani, ha pagato di tasca propria e si è occupato di lui. Soprattutto gli ha dato […] il proprio tempo» (Leone xiv, Messaggio per la xxxiv Giornata Mondiale del Malato, n. 1).

 

2. Il tempo per fermarsi

La giornata che stiamo celebrando è quindi l’occasione per considerare il nostro tempo guidati da Maria, la Madonna di Lourdes. Il mistero della visitazione della Beata Vergine Maria alla cugina Elisabetta è un esempio del tempo carezza: fermarsi per riconoscere il principio della gioia, fermarsi per cantare le grandi opere dell’Onnipotente, fermarsi in casa della cugina incinta per vivere il tempo della carezza.

Che tempo si vive a Lourdes? Maria propone di fermarsi a Lourdes; un tempo che si ferma per domandarsi: “Ma io che tempo sto vivendo? Forse il tempo di palta? Forse il tempo carta vetrata? Forse il tempo mercato?”. Maria suggerisce il tempo che si ferma per ridare senso al tempo che si muove e passa. Maria vive il tempo della gratitudine perché ha ascoltato la parola del profeta: «Il Signore […] mi mandato a portare il lieto annuncio ai miseri, a fasciare le piaghe dei cuori spezzati, a proclamare la libertà degli schiavi, la scarcerazione dei prigionieri».

 

3. Elogio di chi si ferma per una carezza

In conclusione, questa xxxiv Giornata Mondiale del Malato è l’occasione per fare l’elogio del tempo carezza; per fare l’elogio di quelli che si fermano per dare una mano; di quelli che trovano il tempo per andare a Lourdes e consentire a coloro che non possono andarci da soli di vivere giorni intensi di preghiera, di fraternità, di consolazione; di quelli che trovano nella vita di ogni giorno il tempo per rendersi conto delle lacrime e delle ferite che rendono triste la vita e fermarsi a versare un  po’ d’olio sulle ferite, un po’ di sorriso sulle lacrime, una promessa di beatitudine per gente disperata.