Dall’esperienza della comunità di San Giosafat la consapevolezza che nessuno può sottrarsi alla responsabilità di offrire il proprio contributo per dare volto alla Chiesa che nasce dalle genti per la potenza dello Spirito Santo

di don Igor Krupa
Missionario cum cura animarum fedeli ucraini di rito bizantino, membro della Commissione sinodale

don Igor Cropped
Don Igor Krupa

La comunità ucraina di San Giosafat vive a Milano da ben 16 anni. Durante questo periodo ha vissuto diversi momenti di crescita e formazione, momenti che hanno reso le persone e la loro fede più solide. Secondo le testimonianze raccolte, la prima celebrazione è stata celebrata addirittura in un parco pubblico.

L’Arcivescovo di Milano Mario Delpini ha voluto iniziare il suo servizio episcopale cercando di sollevare lo sguardo e capire, come noi, convocati da ogni parte del mondo, possiamo essere l’unica santa Chiesa di Dio, «tenda di Dio con gli uomini»: «Non siamo una casa di accoglienza ben organizzata…, ma un popolo in cammino… non abbiamo qui una città stabile, ma andiamo in cerca di quella futura».

Il popolo ucraino ha un fortissimo legame con la propria terra d’origine. Questo non lo diciamo soltanto noi; lo dicono gli italiani, quando ci vedono pregare, animare la liturgia, preparare diverse feste. Proprio la comunità religiosa, per tanti ucraini fuori dal loro Paese, è il luogo in cui le persone si sentono come a casa.

Il Sinodo “Chiesa dalle genti” è una occasione molto importante per tutta la Chiesa ambrosiana e per tutti coloro che, lasciando la loro patria, hanno deciso vivere in questa terra. Noi ucraini abbiamo ricevuto diversi inviti da parte delle comunità parrocchiali italiane e li abbiamo accolti con grande emozione. È stato bello osservare la curiosità da parte dei nostri fratelli italiani, e il grandissimo desiderio di dialogo, di conoscenza reciproca, di diversità che non divide, ma arricchisce da parte di tutti.

Questi momenti di stare insieme hanno suscitato enorme entusiasmo tra i fedeli ucraini in particolare, perche hanno dimostrato forte avvicinamento e interesse da parte della Chiesa ambrosiana. Insieme abbiamo capito una cosa importante: nessuno può sottrarsi alla responsabilità di offrire il proprio contributo per dare volto alla Chiesa che nasce dalle genti per la potenza dello Spirito Santo.

Questo Sinodo ci ha fatto anche sognare, perché cosi vivono le persone che sanno sperare. Chiediamo al Sinodo di riflettere sulle due possibilità che esistono per la nostra presenza in Milano: l’utilizzo di una chiesa interamente riservata alla nostra comunità o la coabitazione in una parrocchia con utilizzo comune degli spazi. Entrambe le soluzioni hanno vantaggi e limiti: nel primo caso può esserci il rischio di diventare un’isola dentro la città, nel secondo può essere più facile l’integrazione.

Finora abbiamo condiviso gli spazi, prima nella parrocchia del Sacro Volto e ora, da quattro anni, a San Giovanni in Laterano. L’aspetto positivo di questa convivenza in una parrocchia è la possibilità di scambio, di dialogo, di conoscenza, di integrazione con la gente del quartiere. Non manca qualche difficoltà derivante dalla necessità di armonizzare le esigenze della parrocchia ospitante con quelle della nostra comunità. Tocchiamo con mano in questi anni l’interesse per la nostra liturgia e le nostre tradizioni: un modo efficace di reciproca conoscenza, per essere appunto “Chiesa dalle genti”.

Ringrazio l’Arcivescovo per avermi chiamato a far parte della Commissione sinodale, il Vicario monsignor Bressan e don Vitali per il buon lavoro di questo Sinodo. Lo Spirito Santo faccia di tutti noi una Chiesa dalle genti.

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