Questa esperienza ecclesiale trova ispirazione in uno sguardo contemplativo, che aiuta a scorgere nella realtà umana il piano di Dio

di padre René MANENTI
Membro della Commissione di coordinamento del Sinodo minore

Padre René Manenti
Padre René Manenti con alcuni fedeli della sua comunità

Quando sono arrivato nella diocesi ambrosiana, a settembre, 2017 in Santa Maria del Carmine e in San Carlo in Santa Maria del Carmine (la prima è la parrocchia territoriale nel Centro storico di Milano, la seconda la parrocchia personale per i fedeli di lingua inglese affidate alla cura dei Missionari di San Carlo – Scalabriniani), non avrei mai immaginato di vivere un Sinodo minore: un’esperienza ecclesiale che trova ispirazione e forza – lo sottolineano sia l’arcivescovo Mario Delpini come il Documento preparatorio del Sinodo – in uno sguardo contemplativo; lo stesso principio venne richiamato dal cardinale Martini nella lettera di presentazione alla Diocesi del 47° Sinodo.

La breve riflessione che propongo prende spunto dal seguente brano di Marco (12, 41-44): «Seduto di fronte al tesoro, osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo. Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: “In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere”». Tra le altre cose, il racconto sottolinea il bello, il valore e l’importanza dei piccoli gesti, delle realtà che spesso passano inosservate o sono considerate insignificanti.

Nella lingua italiana le preposizioni rappresentano un elemento secondario, mentre i verbi o i nomi occupano i posti d’onore. Con uno di questi elementi marginali (la preposizione “della”) continuo la riflessione: Chiesa delle genti. La Chiesa è composta (a livello universale come locale) da persone con diversa nazionalità, cultura, lingua e tradizioni. La pluralità e la diversità sono dati di fatto, realtà innegabili delle genti che formano il popolo di Dio. La storia passata e presente (civile ed ecclesiale) è il luogo e il testimone di rapporti più o meno conflittuali, spesso attribuiti alla diversità.

Lo sguardo contemplativo si volge a Cristo morto e risorto che attira tutti a sé (Gv 12, 32) per guardare alla Chiesa delle genti e vedervi, per la forza dello Spirito, il volto di Chiesa della Pentecoste – Chiesa dalle genti: comunione di persone radunate dal Padre nel Figlio attraverso lo Spirito. «Non c’è più giudeo né greco; non c’è più schiavo né libero; non c’è più uomo né donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù» (Gal 3, 28). Comunione ecclesiale che nasce, si fonda e si alimenta dalla vita Trinitaria: unità – comunione nella diversità.

Un semplice cambio di preposizione permette di scorgere nella realtà umana il piano di Dio; il cui progetto e meta non dipendono da noi, ci sono donati e noi siamo invitati ad accoglierli, a viverli attuandoli e incarnandoli nel quotidiano. Artefici della comunione che ci è donata e, al tempo stesso, invocatori del dono dello Spirito.

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