1. Guardano ma non vedono
Ci sono di quelli che guardano, ma non vedono.
Guardano gli altri, ma non li vedono: non sanno riconoscere le persone, la loro originalità, il dono che sono. Guardano, ma non vedono. Leggono solo le etichette: italiano, straniero, ricco, povero, simpatico, antipatico. È lo sguardo delle etichette.
Guardano, ma non vedono: non si lasciano commuovere, toccare, chiamare da quello che sta sotto gli occhi, dal bene che si può fare, dalle ferite che chiedono di essere medicate. È lo sguardo dell’indifferenza.
Guardano, ma non vedono: non sanno riconoscere il bene che ricevono, credono che tutto sia dovuto. Non vedono chi fa funzionare la città, assicura l’acqua, la corrente elettrica, i trasporti, la pulizia. Pensano solo a sé, alle proprie pretese e ai propri diritti; si fanno servire. È lo sguardo dell’egocentrismo.
2. Lo sguardo malizioso
Guardano e desiderano. Guardano e pretendono. Guardano con malizia: «Chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore» (Mt 5,28).
Guardano e invidiano. Guardano e sospettano. Guardano e giudicano. Guardano e criticano. Guardano e mormorano.
Guardano ma il loro sguardo è definito non dalla luce che avvolge le cose, ma dalla malizia delle passioni ospitate nell’animo. È lo sguardo malizioso.
3. «Allora si apriranno gli occhi dei ciechi», «il Signore ridona la vista ai ciechi», «i ciechi riacquistano la vista»
Ecco: il dono di vedere! Tra i segni che rivelano il compiersi in Gesù delle profezie c’è il dono di vedere. Che cosa significa «Vedrai la gloria di Dio» (Gv 11,40)?
La gloria di Dio è la luce che trasforma in luce, è la luce che avvolge la vita dei pastori all’annuncio dell’angelo, quando si dice: «Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce» (Lc 2,9). E infatti Gesù dice: «Io sono la luce del mondo» (Gv 8,12) e dice: «Voi siete la luce del mondo» (Mt 5,14). Ecco come si può intendere la chiesa parrocchiale: quel luogo, quel radunarsi della comunità che rende luminosi, che rende luce.
Contro quelli che entrano in chiesa tristi e se ne escono ancora tristi: la gloria del Signore vi avvolge di luce. Contro quelli che entrano in chiesa arrabbiati, risentiti contro qualcuno e se ne escono arrabbiati e risentiti: come si può capire che hanno incontrato la luce che rende luminosi? Contro quelli che entrano in chiesa ciechi, malati di indifferenza o di malizia e se ne escono malati di indifferenza e di malizia: come si può credere che hanno visto la gloria del Signore e ne sono stati trasfigurati?
«I ciechi riacquistano la vista». Vedono la strada da percorrere. Come dice il salmo: «Lampada per i miei passi è la tua parola, luce sul mio cammino» (Sal 119,105). Forse si erano perduti, avevano smarrito la strada della vita, vedevano la vita come girovagare in un deserto, in una foresta: non sapevano dove andare. L’incontro con Gesù apre gli occhi ai ciechi. Questo è il dono dell’incontro con Gesù.
Contro quelli che si fanno tante domande, ma non ascoltano le risposte e la chiamata di Gesù. La luce sul cammino non è la garanzia del successo, ma la parola che viene annunciata. Contro quelli che non sanno che cosa fare, ma non raccolgono l’invito di Gesù a fare la volontà del Padre. Contro quelli che tirano avanti e non si decidono a compiere le scelte che decidono la vita, perché sono allergici ad intendere la vita come vocazione.
«I ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano…»: i segni compiuti da Gesù rimangono un ricordo lontano, un racconto improbabile, una specie di favola? Come fanno i ciechi a orientarsi, se non riacquistano la vista? Come fanno gli zoppi a camminare se non sono guariti? I segni della presenza di Gesù non sono i miracoli stupefacenti, ma la conversione del cuore: perciò i ciechi si orientano, perché c’è un fratello, una sorella che li prende per mano; perciò gli zoppi camminano, perché c’è un fratello, una sorella che li accompagna.
Per questo i discepoli sono convocati: per portare i pesi gli uni degli altri, per sentirsi responsabili gli uni degli altri. Per questo esiste la Chiesa: perché tutti si incontrino e si compia la vocazione ad essere fratelli e sorelle.

