Il cardinale Scola presiederà la celebrazione eucaristica in San Giorgio per i 450 anni della parrocchia, fondata da San Carlo Borromeo l'11 ottobre 1566. Il parroco don Enrico Vitali: «Da noi una particolare attenzione verso le persone più deboli»

di Cristina CONTI

San Giorgio_Valgreghentino

Mercoledì 5 ottobre il cardinale Scola si recherà a Valgreghentino (Lecco) dove, alle 20.30, presiederà la celebrazione eucaristica nella chiesa parrocchiale di San Giorgio (via Cristoforo Colombo 1). «L’occasione della visita dell’Arcivescovo sono i 450 anni della parrocchia, fondata da San Carlo Borromeo il giorno 11 ottobre 1566 – spiega il parroco don Enrico Vitali -. Siamo nel Decanato di Lecco, all’estrema punta sud seguendo il corso del fiume Adda».

Come vi siete preparati per questo momento?
Abbiamo avuto una settimana di preparazione fervorosa e intensa, in cui si sono alternati momenti di preghiera e incontri e, per aiutare le persone a vivere bene quest’evento, abbiamo organizzato anche una giornata eucaristica.

Come si caratterizza il vostro territorio?
In passato la nostra parrocchia è stata una realtà rurale. Dove una volta c’erano i campi, oggi sono rimasti solo molti boschi, anche se alcune persone anziane coltivano ancora.

La crisi economica si è avvertita molto?
Come dappertutto. I più colpiti sono stati i giovani, che fanno molta fatica a inserirsi nel mondo del lavoro.

E l’immigrazione?
Questa si è sentita marginalmente. Da noi non ci sono molti stranieri, come invece capita altrove.

Le attività proposte dalla parrocchia registrano una buona partecipazione?
Sì, la parrocchia è frequentata. All’inizio degli anni 2000 abbiamo ricevuta la visita del cardinale Dionigi Tettamanzi e in quell’occasione mi ricordo come fosse emerso che qui c’era la partecipazione più alta riscontata nel nostro territorio. Oggi le cose sono un po’ cambiate, si fa più fatica. L’impegno della comunità si articola su diversi fronti, i più tradizionali della vita parrocchiale: la catechesi (per adolescenti, giovani e adulti), l’oratorio, la Caritas… Abbiamo poi una particolare attenzione verso le persone più deboli e per questo motivo organizziamo un doposcuola dedicato ai bambini che ne hanno bisogno perché stranieri o semplicemente perché si trovano in difficoltà.

I giovani partecipano assiduamente?
La situazione dei giovani nel nostro territorio è problematica. La nostra parrocchia appartiene insieme ad altre a un’area omogenea che ha un sacerdote incaricato per la Pastorale giovanile. È molto importante che i ragazzi siano seguiti oggi da una persona ad hoc, ma le fatiche del percorso comunque non mancano. In oratorio, i ragazzi e le ragazze che lo desiderano possono praticare attività sportive (calcio e pallavolo) e in estate c’è molta affluenza all’oratorio feriale.

E gli anziani?
Sono seguiti soprattutto a livello domiciliare, da persone di buon cuore, che cercano di rendersi conto delle loro necessità e li assistono con particolare attenzione. Non organizziamo tombolate o momenti ludici, ma cerchiamo soprattutto di creare una maggiore dimensione di vicinanza: aspetto che, superata una certa età, è molto importante.

 

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