Uno spirito bipartisan alla base dell'approvazione della "magna charta" del Pirellone. Intervista al presidente della Commissione Giuseppe Adamoli


Redazione

14/03/2008

di Andrea GIACOMETTI

Finalmente ce l’ha fatta: anche la Regione Lombardia ha il suo Statuto. Dopo anni di tentativi e tre giorni di maratona in aula, una maggioranza “bulgara” ha promosso la magna charta del Pirellone, con solo un pugno di astenuti.

Tutti auspicano che il 14 maggio, nella seduta convocata per la “seconda lettura”, tutto vada secondo previsioni. Ma di mezzo ci sono le elezioni e, dunque, quell’approdo non è garantito al 100%. Ma il giorno dopo il primo semaforo verde, si registra una certa soddisfazione. Quella, ad esempio, del presidente della Commissione Statuto, il varesino Giuseppe Adamoli, consigliere Pd.

Come è uscito il testo approvato dall’assemblea?
Il mio è un giudizio assolutamente positivo. Il segreto per arrivare a questo nuovo testo, dopo 27 anni, è stato lo spirito bipartisan che ha guidato i lavori. Anche chi si è astenuto in aula ha dato il suo contributo. Uno spirito presente fin dal momento in cui sono stato designato io a presiedere la commissione.

Si è riusciti a dare uno spazio significativo al federalismo?
È stato recepito il concetto di “federalismo differenziato”, nel senso che abbiamo chiesto più poteri a Parlamento e Governo, dato che la decisione su questo ampliamento resta di competenza del potere centrale.

Si affaccia anche il presidenzialismo, che qualcuno giudica eccessivo. È così?
Abbiamo optato per il modello presidenziale, cioè per l’elezione diretta del presidente della Regione, dato che gran parte dei cittadini italiani e lombardi hanno manifestato la loro simpatia per questo modello. Del resto, c’è anche la possibilità di sfiduciare il presidente, ma in questo caso va a casa tutto il Consiglio.

Per equilibrare avete attribuito anche più poteri al Consiglio?
Con questo Statuto nulla sarà più come prima. Si sono irrobustite le prerogative del Consiglio, che potrà esercitare pienamente la sovranità popolare. E poi ricordiamo la novità costituita dal Consiglio delle autonomie locali, segno che tra Regione e autonomie locali si stringerà una grande alleanza.

I temi etici hanno comportato polemiche e contrasti, poi avete trovato un’intesa. Come avete fatto?
Ricordiamo che la Corte Costituzionale considera il valore culturale e non giuridico dei principi generali. Certo, nello Statuto si parla di «tradizione cristiana» di difesa della vita, di valore della famiglia. Ma abbiamo voluto rispecchiare tradizioni e sentimenti della gran parte dei cittadini lombardi evitando parole cariche di simbolismo ideologico.

E le pari opportunità?
Sì, sono state riconosciute nello Statuto, in relazione all’accesso sul fronte delle elezioni e degli organi di governo. Ma ci vorrà la legge elettorale regionale per sancire questi principi, che spero di riuscire a far approvare prima della fine della legislatura.

Se però Formigoni andasse a Roma, il Consiglio non potrebbe arrivare alla seconda lettura. Una prospettiva che teme?
Sono fiducioso che non si butti al vento un lavoro straordinario che è stato fatto con l’impegno di tutti.

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