L’Arcivescovo in visita in occasione della costituzione della Comunità pastorale «Madonna della cintura». «Siamo concentrati sul bene che c’è e su quello che potrebbe fiorire», spiega il parroco don Andrea Ferrarotti

di Cristina CONTI

Don Andrea Ferrarotti

Domenica 26 ottobre il cardinale Angelo Scola si reca in visita nella parrocchia di San Martino e l’Immacolata a Cusano Milanino (Mi). Alle 10.30 celebrerà la Messa e poi incontrerà i sacerdoti del Decanato di Bresso (con Cormano e Cusano Milanino). Abbiamo chiesto al parroco don Andrea Ferrarotti quali sono le caratteristiche di questo territorio.

La visita pastorale avviene adesso per qualche motivo particolare?
Sì. L’occasione è per noi molto importante: la costituzione ufficiale della Comunità pastorale tra le parrocchie San Martino e l’Immacolata in Cusano e Regina Pacis in Milanino, che formano la Comunità pastorale «Madonna della cintura», dal nome dell’antico santuario, vero centro spirituale della nostra città. Siamo molto grati all’Arcivescovo per averci concesso questo dono e questa occasione di incontro. Il Cardinale incoronerà la statua della Madonna della cintura con la corona che papa Francesco ha benedetto solennemente dopo l’udienza di mercoledì scorso in piazza San Pietro.

Come vi siete preparati a questa visita?
Le nostre parrocchie hanno lavorato molto nel corso dell’ultimo anno per giungere a questo appuntamento. L’impegno è stato, anzitutto, del Consiglio pastorale che, con sedute quindicinali e prolungate su tutto il sabato mattina, ha scritto il progetto pastorale della nostra Comunità. Sono anzitutto molto grato a tutti i laici che hanno contribuito con il loro aiuto e la loro lettura della situazione attuale, a cercare di comprendere cosa vogliamo dire alla nostra comunità cristiana e a discernere cosa Dio chiede a ciascuno di noi. Le indicazioni del Cardinale e i suoi interventi ci hanno spinto a non scrivere un testo organizzativo-strutturale, ma a pensare con quale amore misericordioso Dio guarda a noi e alla nostra comunità. Una sorta di “lettera di amore” alla comunità cristiana, dalla quale emerga il bene che già c’è e il bene che potrebbe ancor meglio fiorire.

Come siete organizzati dal punto di vista pastorale e delle attività comunitarie?
Le nostre parrocchie sono piene di attività, da quelle più istituzionali, come la catechesi e la formazione, a quelle liturgiche, da quelle caritative e assistenziali, a quelle culturali, tra cui per esempio un cinema e un teatro funzionanti e molto frequentati e anche un centro culturale parrocchiale. Il nostro fiore all’occhiello è l’attività caritativa, con un centro Caritas ben strutturato, agile e dinamico, in grado di sovvenire i bisogni di molti e di essere davvero punto di riferimento per tutta la città.

La crisi economica si è sentita molto sul vostro territorio?
Questo problema, come tutti gli altri, si fa sentire, certo, ma è particolare in una città che negli ultimi vent’anni ha profondamente cambiato il suo stile di vita: una volta questa era una realtà fortemente industriale, grazie alla presenza nel nostro territorio di grandi aziende, oggi invece hanno chiuso. Si è verificata dunque una lenta ma progressiva trasformazione che, unita ai periodi di crisi che si sono susseguiti in questi anni, ha comportato la perdita di lavoro per molti, trascinando ovviamente molte famiglie oltre la soglia della povertà. Abbiamo attivato diverse iniziative a favore di queste persone. Il servizio della Caritas, l’iniziativa diocesana del Fondo Famiglia e Lavoro, gli orti parrocchiali per i disoccupati, il tentativo di educare famiglie che vivono meglio ad “adottare” famiglie in difficoltà, sono i punti di riferimento di questa azione che sta allargando sempre più i suoi confini.

L’immigrazione è molto presente?
Non abbiamo particolari problemi legati alla immigrazione. Ci sono in città numerose badanti, normalmente provenienti dall’Est Europa e di fede ortodossa, che sono ben integrate nel contesto sociale e parrocchiale. Formano un piccolo “esercito” che tutti i giorni viene per una preghiera proprio alla Madonna della cintura. È molto forte anche l’immigrazione dal Sud America. Cusano è comunque una città dove si vive bene e in maniera tranquilla.

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