La difesa dei diritti va coniugata con socialità, sostenibilità e solidarietà. L'intervento di Norberto Tonini e la testimonianza di alcune famiglie

di Enrica LATTANZI

Giorgio Tonini

Ha preso le mosse dagli articoli 13 e 24 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo la riflessione di Norberto Tonini, già referente dell’associazione mondiale per il turismo, intervenuto giovedì 31 maggio, a Como, presso l’auditorium del Pontificio Collegio Gallio. A lui il compito di aprire la tavola rotonda dedicata a “Turismo, fra accoglienza, cultura e festa della famiglia”.

«I diritti alla mobilità e al riposo remunerato – ha spiegato Tonini – hanno favorito la nascita e l’affermazione delle attività turistiche». Un turismo che vede protagoniste le persone, e quindi le famiglie, e che ha come contesto «la terra, che è casa di tutti e di cui tutti dobbiamo avere cura». Le parole del magistero di Paolo VI e di Giovanni Paolo II, quando esprimono la necessità di gestire responsabilmente i costi, usare con equità le risorse, distribuire le ricchezze e creare solidarietà fra Paesi e generazioni, sono attualissime per una visione «umana, cristiana e sociale del turismo», ha incalzato Tonini, il quale ha suggerito una ricetta per la costruzione di un vero turismo di sviluppo. «Socialità, sostenibilità, solidarietà», criteri che si basano su «qualità e collaborazione piuttosto che su quantità e sfruttamento».

Guardando all’attuale offerta turistica, Tonini ha rilevato come i pacchetti dei tour operator, ai quali va comunque riconosciuta una esigenza di razionalizzazione, pensati come sono per le coppie, preferibilmente giovani e senza figli, male si «attagliano alle richieste della famiglia». Ecco, allora, che cresce l’auto-organizzazione, magari con l’aiuto di internet, per costruire un turismo che per la famiglia si basa su «accoglienza e sobrietà» e vuole essere «occasione per ritrovarsi – ha concluso Tonini -, conoscere, entrare in relazione con altre persone e culture, perchè la vacanza non è tempo vuoto o edonisticamente riservato al divertimento, ma tempo libero e liberante, che da anima e pienezza allo stesso lavoro».

Significativa la testimonianza della famiglia Bongiolatti, titolare di un agriturismo in Valtellina (provincia di Sondrio). «Nell’accogliere – hanno detto – ci preoccupiamo di testimoniare il nostro essere famiglia e la nostra appartenenza a Cristo». La chiusura è stata affidata ai coniugi Chiara e Mauro Magatti, sociologi e docenti universitari. «Il turismo – hanno osservato – va declinato sotto tre aspetti: antropologico, perchè ci rende più umani; economico, considerata la capacità di muovere persone e capitali; etico, perchè c’è una dimensione relazionale che va valorizzata». Dalla riflessione è emersa anche una proposta concreta: «Attraverso la Chiesa mondiale creare una rete di parrocchie e famiglie che, aprendosi all’accoglienza, favorisca la mobilità di chi, pur avendo poche risorse materiali, ha diritto a conoscere e ad arricchirsi umanamente dall’incontro con l’alterità».

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