Una famiglia ambrosiana che vive in provincia di Pavia ha risposto all'appello dell'Arcivescovo e ha aderito alla proposta Caritas "C'è posto per te", aprendo le porte della propria casa a una famiglia rom

di Stefania CECCHETTI

Brindisi

Una famiglia normale: mamma papà e tre figli maschi, di 23, 20 e 17 anni. Un Natale da passare da soli, senza parenti. La voglia di “riempirlo” con un gesto di solidarietà. Sono questi gli ingredienti di partenza che hanno portato la famiglia Accongiagioco di Carpignago (Pv) a rispondere all’appello del cardinale Scola, che pochi giorni prima delle festività ha chiesto di aprire le porte delle proprie case il giorno di Natale.

Mamma Maria Luisa legge sulle pagine del Corriere della Sera l’invito dell’Arcivescovo. Ci pensa, ne parla col marito e soprattutto con i figli, all’inizio molto scettici. Poi decide di lanciarsi e telefona al numero indicato sul giornale. Risponde la Caritas ambrosiana, che gestisce la proposta “C’è posto per te”: «Parlando con gli operatori ho chiesto qualche garanzia perché fosse un’esperienza positiva – racconta Maria Luisa -. Per noi era la prima volta, siamo "lontani" dalla Chiesa e non frequentiamo la parrocchia. Ci sentivamo di avere una responsabilità verso i nostri figli che in qualche modo “subivano” la nostra scelta. Devo dire che ho subito avuto l’impressione di essere molto sostenuta da Caritas, li ho sentiti molto seri e quindi mi sono affidata».

Inizialmente la proposta è di accogliere una sola persona, un uomo di origini marocchine. Gli Accongiagioco però, temono che ci possano essere problemi di abitudini alimentari: hanno già acquistato la carne per il pranzo natalizio. Alla fine viene inviata da loro una famiglia di rom, in tutto cinque persone: i genitori, la nonna («Il nonno è rimasto a casa perché quel giorno non stava bene», precisa Maria Luisa) e due bambine di 5 e 6 anni, molto attese in una famiglia di soli figli maschi, che vengono accolte con calore e un piccolo dono natalizio.

La famiglia ospitata è molto povera, ma abbastanza integrata: «Non avevano per nulla l’aspetto che siamo abituati ad attribuire ai rom», spiega. La casa degli Accongiagioco, molto grande, lascia di stucco le bambine, abituate a ben altri ambienti. Cosa che Maria Luisa nota immediatamente: «Abbiamo una bella casa, ma non siamo ricchi di origine. Negli occhi di quelle bambine mi sono rivista quando, da piccola, entravo nella casa di una famiglia benestante».

L’atmosfera è emozionata: «I miei figli sono stati molto colpiti dall’indigenza di queste persone», racconta Maria Luisa. Poi il clima si scioglie. I tre ragazzi fanno giocare le bambine tutto il tempo, con i giochi nuovi appena regalati ma anche con i Lego di quando loro erano piccoli. Alla fine, quando gli ospiti se ne vanno, l’impressione è che quella trascorsa sia stata una giornata piacevole.

«I ragazzi hanno provato la gioia di sentire che come famiglia stavamo facendo qualcosa di utile. Ma soprattutto hanno potuto riflettere su quanto fortunati sono. Alla fine mi hanno ringraziato. E hanno detto di volerlo rifare, l’anno prossimo».

Anche Maria Luisa si sente di dover dire grazie: «È stato un bel regalo. Della nostra famiglia a queste persone. Di questa gente a noi. Ma soprattutto un bel regalo che ci siamo fatti fra noi familiari, decidendo di vivere la festa così. È solo un piccolo gesto, ma ha dato senso al nostro Natale».

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