Redazione

Nel contesto storico attuale che ha colpito economicamente un po’ tutti i Paesi del Medio Oriente anche la Turchia, soprattutto al Sud, da tempo subisce una crisi economica, accompagnata da una forte inflazione e svalutazione della lira turca. Le condizioni di vita sempre più precarie e la povertà centuplicano le difficoltà di sopravvivenza , soprattutto tra il ceto più basso della popolazione e le categorie più indifese ed emarginate.

A risentirne maggiormente sono quelle donne che hanno dei figli e che – abbandonate dai mariti e senza altri familiari che possano venir loro in aiuto, vedove oppure spose con mariti impossibilitati ad accedere al mondo del lavoro per handicap fisici – da sole sono costrette ad occuparsi quotidianamente della completa gestione della propria famiglia.

Per loro l’unica via d’uscita é trovare un’occupazione domestica o lavoretti precari, saltuari e per di più mal remunerati, nei dintorni dell’abitazione, perché un lavoro a tempo pieno impedirebbe loro di sbrigare le varie attività che occupano buona parte della giornata di una casalinga con figli interamente a carico.

Tutto ciò non fa che aggravare la loro situazione: queste madri per poter mantenere se stesse e i propri figli sono obbligate a fare debiti anche per le cose più essenziali come le spese alimentari, l’acquisto di medicine, i sussidi scolastici, e via di seguito.

Spesso non riescono a saldare il loro debito in tempi ragionevoli e così sprofondano inesorabilmente nel triste baratro della miseria, continuando a vivere nella dipendenza e sottomissione, e a restare “un nulla” per la società.

Questo progetto, da poco nato all’interno della Chiesa dell’Anatolia, permette loro di trovare una seppur modesta fonte di reddito per i più basilari fabbisogni delle loro famiglie e di risollevarsi moralmente, ritrovando dignità e autorità agli occhi dei propri figli e della società.

Questa attività ha:

Una dimensione comunitaria: le donne si ritrovano non solo a fare qualcosa insieme, ma anche a riflettere, a confrontarsi, ad aprirsi a nuovi orizzonti e prospettive, senza lasciarsi prendere dalla depressione e dal ripiegamento sui propri problemi a volte realmente insormontabili.
Diventa così un sostenersi reciproco, uno sprono e un incoraggiamento a pensare la vita positivamente sia attraverso letture e testimonianze lette insieme, sia nel vedersi unite per realizzare qualcosa in comune per se stesse e per la propria famiglia.
E’ un camminare insieme, in una rinnovata speranza per il futuro.

Una dimensione sociale: le stesse donne esprimono le loro abilità, sentendosi apprezzate e acquistando sempre più stima in se stesse, in una società che per la loro situazione di vita le giudica e spesso le emargina.

Una dimensione ecclesiale in una prospettiva di dialogo ecumenico interreligioso: risponde alla volontà della Chiesa di Anatolia di venire in aiuto alle situazioni più bisognose, e contribuisce alla concretizzazione della vocazione all’unità e alla carità, già messa in atto attraverso altre opere sociali che interessano cristiani – sia ortodossi che cattolici e armeni – e musulmani.

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