È da consegnare entro fine gennaio il questionario che è stato diffuso capillarmente tra sacerdoti, fedeli, parrocchie, associazioni e movimenti

di Marco DOLDI

famiglia

Fra le iniziative più rilevanti prese nel nuovo pontificato, vi è certamente quella relativa al prossimo Sinodo dei vescovi, dedicato alla famiglia. La novità risiede soprattutto nel metodo che è stato adottato e che potrebbe costituire il segno di uno stile di governo della Chiesa. Se nel prossimo mese di ottobre si svolgerà il primo momento della assemblea generale straordinaria dedicata a “Le sfide pastorali sulla famiglia nel contesto dell’evangelizzazione”, nella sua preparazione non sono coinvolti solamente i vescovi o i preti, ma l’intero popolo di Dio.

Sono stati preparati un ricco e articolato documento e un questionario, diffusi capillarmente tra sacerdoti, fedeli, parrocchie, associazioni e movimenti. Tutti hanno avuto la possibilità di prendere consapevolezza dell’impegno della Chiesa per il matrimonio e la famiglia e di esprimere la consapevolezza che si ha su questi argomenti. L’intento del prossimo Sinodo, infatti, sarà quello di comunicare in modo efficace la dottrina sul matrimonio, di modo che questa raggiunga i cuori e li trasformi. Si è cominciato a interpellare il popolo di Dio sulla reale percezione che ha di tale insegnamento, non trascurando gli aspetti più difficili.

C’è bisogno di rispondere al questionario in quanto modalità personale di partecipazione attiva alla preparazione del Sinodo; le risposte, che dovranno giungere alla Segreteria del Sinodo entro la fine del mese di gennaio, costituiranno dati concreti e importanti per la stesura del consueto “Instrumentum laboris”, cioè il testo inviato a tutti i Padri e a coloro che parteciperanno al Sinodo, così da avere lo stato della situazione.

Il questionario ha suscitato non poca curiosità nei mezzi d’informazione e qualche malinteso. Certamente, ci si trova di fronte a un metodo nuovo nell’affrontare tematiche, che tante volte sono evitate nella proposta pastorale, perché spinose e difficili da far accettare. Per ora, nulla viene detto sulle soluzioni che s’intenderanno assumere, probabilmente per non pilotare le risposte verso una direzione già predeterminata. È significativo il fatto che se ne discuta apertamente e con franchezza, come nel caso in cui si chiede un parere sull’eventuale snellimento delle procedure per giungere alla dichiarazione di nullità del vincolo matrimoniale. Oppure quando si domanda se sia accettato l’insegnamento morale sulla regolazione delle nascite.

La franchezza con la quale si entra nelle questioni rivela la volontà della Chiesa di mettersi in ascolto delle difficoltà che i fedeli incontrano nel matrimonio e nella famiglia, spesso a motivo dell’aria che respirano e che induce a vivere legami liquidi, individualistici, slegati dal bene morale. È evidente il desiderio di superare la frattura innegabile che oggi c’è tra il magistero della Chiesa e la vita dei fedeli, specialmente su questioni attinenti la vita fisica e coniugale. Tuttavia, il questionario – ecco un malinteso – non può essere considerato come una sorta di sondaggio d’opinione, che avrebbe come scopo quello di modificare l’insegnamento morale cristiano. La Chiesa non segue l’opinione pubblica!

Precisato questo, non è da escludere che il Sinodo proponga una modifica nella prassi penitenziale, disciplinare e giuridica. Sicuramente i Padri sinodali indicheranno la strada per annunciare a tutti quelli che vivono con difficoltà nel matrimonio e nella famiglia la misericordia di Dio, sempre nuova e mai scontata.

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