Buona partecipazione alle iniziative promosse nelle Zone pastorali per la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. Ne parla il il diacono Roberto Pagani, nuovo responsabile dell'apposita Sezione del Servizio diocesano

di Rosangela VEGETTI

Roberto Pagani

La Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani ha suscitato anche quest’anno buona partecipazione nelle comunità diocesane fuori Milano. Come un lento e silenzioso fiume carsico, la corrente ecumenica continua il suo corso e accresce la propria consistenza. Riscontri positivi sono già giunti da alcune Zone pastorali grazie alle testimonianze di fedeli che hanno partecipato ai momenti di preghiera ecumenica organizzati nelle loro comunità (come a Legnano e Gallarate); di altri non si hanno ancora le relazioni.

«Il territorio di Monza, Lissone e Cantù manifesta sempre passione per l’ecumenismo – testimonia il diacono Roberto Pagani, residente in quella zona e responsabile della Sezione Ecumenismo del Servizio diocesano per l’ecumenismo e il dialogo -. Quest’anno la celebrazione di Monza coincideva con i dieci anni della parrocchia ortodossa romena in città: si è svolta una lunga processione dalla chiesa romena fino al Duomo, ben affollato, alla presenza di numerosi sacerdoti della Zona, oltre al Vicario per l’ecumenismo. Un’esperienza molto bella, che ha dato l’idea di come nel tempo i rapporti possano crescere, e siano cresciuti, in maniera molto fraterna».

Ovviamente ogni Zona ha le sue peculiarità nella vita ecumenica e nei rapporti con fedeli di altre confessioni cristiane, a seconda della presenza più o meno numerosa di persone provenienti da Paesi di quelle tradizioni. Il crescente numero di denominazioni e movimenti di varie espressioni religiose richiede non solo disponibilità all’ascolto, ma anche una maggior consapevolezza e conoscenza dei contenuti religiosi delle diverse proposte. Di qui l’esigenza di maggior formazione ecumenica per i preti diocesani e di comunicazioni precise sulle presenze religiose sul territorio.

Un aspetto certo significativo è la richiesta sempre più pressante di luoghi di culto e di chiese, soprattutto da parte degli ortodossi, a indicare la diversificata pressione demografica nelle varie zone. Spiega Pagani: «La Diocesi risponde offrendo in uso chiese proprie che non si usano più, per singole celebrazioni così come in via permanente, perché le altre comunità cristiane possano celebrare la loro liturgia in maniera dignitosa. Non sempre però si riesce a soddisfare le richieste, perché le chiese non sono in località favorevoli per le comunità stesse. E le nuove costruzioni hanno per ora problemi di permessi urbanistici».

Il cardinale Scola chiede che l’ecumenismo entri nella pastorale ordinaria delle parrocchie, perché costituisce la premessa della vita religiosa e del dialogo interreligioso, oltre che un diretto incontro tra culture occidentali e orientali. «Serve un ecumenismo che si fondi su una conoscenza commossa e che sia in collegamento immediato con l’evangelizzazione e la missione», ha ribadito nel suo viaggio a Istanbul. C’è dunque da pensare che nei programmi pastorali si ritroveranno presenti richiami e proposte a percorsi formativi e di approfondimento in questa direzione.

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