Al via la quarta edizione di “Date a Cesare quel che è di Cesare” per preparare all’impegno sociale e politico, promosso dalla diocesi ambrosiana. Tante le novità di quest’anno. Ne parliamo con don Walter Magnoni, responsabile del Servizio per la pastorale sociale e il lavoro

Pino NARDI

Don Walter Magnoni

«Abbiamo bisogno di gente che pensi e si esprima con libertà, rispetto e franchezza». Un obiettivo strategico quello delineato da don Walter Magnoni, responsabile del Servizio per la pastorale sociale e il lavoro, che propone la quarta edizione della Scuola di formazione all’impegno sociale e politico rivolta ai giovani ambrosiani. Tante le novità di quest’anno.

La quarta edizione: perché la Chiesa ambrosiana investe ancora nella formazione dei giovani alla politica?
Formare i giovani è un compito che non si svolge mai in modo esauriente, anche perché dopo aver formato alcuni giovani se ne presentano altri e poi altri ancora dentro lo scorrere del tempo. Inoltre, in questa fase storica investire nella formazione della coscienza per aiutare chi si vuole impegnare in politica e nella società appare quanto meno urgente e non scontato.

Quali sono le principali novità di quest’anno?
Sono diverse, anzitutto apriamo in sedi nuove: Abbiategrasso e Desio; inoltre proponiamo corsi “avanzati” che intrecciano richieste differenti. Uno sarà in preparazione dell’Incontro mondiale delle famiglie e ragionerà sulla famiglia in relazione al lavoro e alla festa; un altro unirà politica e teatro con la sfida di provare a riflettere sul rapporto verità-menzogna, ma questo percorso prevede anche momenti di laboratorio in teatro sotto la guida della regista italiana Serena Sinigaglia; infine partirà un corso, aperto a chi ha già impegni pubblici, con lo scopo di fornire strumenti maggiori per l’amministrazione dell’ente locale.

Un corso “avanzato” è quindi dedicato a chi è già impegnato in politica: perché questa scelta?
Alcuni giovani amministratori hanno sentito la necessità di un aiuto a coniugare i valori con l’attuazione pratica. Se educazione alla legalità e trasparenza sono elementi presenti già nei corsi “base”, appare importante supportare nel concreto chi già amministra per aiutare ad avere gli strumenti tecnici da coniugare con i principi morali. Il binomio inscindibile resta quello tra coerenza e competenza.

Quali sono gli sbocchi di chi ha già partecipato in passato?
Gli sbocchi sono molteplici. Guardando al passato, qualche partecipante è stato poi eletto come consigliere comunale; altri hanno continuato il loro impegno sostenendo la “nostra” scuola ed entrando a far parte dell’organizzazione dei nuovi corsi; altri ancora stanno animando le realtà ecclesiali locali aiutando le parrocchie a cogliere sempre più la necessità di coniugare fede e vita. Qualcuno non ha fatto scelte esplicite, ma ha potuto arricchirsi di criteri per discernere il sociale.

Da tempo il Papa e la Chiesa italiana sollecitano la formazione di una nuova generazione di politici di ispirazione cristiana. Queste scuole possono diventare un vivaio in questo senso?
A me l’espressione “vivaio” proprio non piace, sembra quasi portare avanti la logica dell’indottrinamento per rappresentare gli interessi della Chiesa. Invece spero che chi parteciperà sia aiutato a pensare il sociale con qualche strumento in più e a partire dai due pilastri del Vangelo e della Dottrina sociale della Chiesa.

Come coinvolgere maggiormente le comunità cristiane a formare una coscienza politica del credente?
Questa è la vera questione! Mi piacerebbe avere una risposta chiara, ma anch’io sono continuamente alla ricerca della chiave per uscire da un apparente aporia: da un lato sento che la fede apre alla vita e si gioca nel mondo. In tal senso il Concilio Vaticano II è stato esplicito. Dall’altro le parrocchie sono appesantite da una struttura che toglie slancio e si trovano di fronte al sociale come senza risorse. Così dopo aver curato liturgia e catechesi ed essersi dedicati a carità e missione ci si trova senza più spazi per altro. Il sociale in realtà non è "altro", ma stile di vita che significa comprendere ogni scelta – compreso quelle lavorative e di cittadinanza – alla luce della fede in Gesù Cristo. Si deve superare l’opposizione Chiesa -mondo per riconoscersi come cristiani nel mondo. In tal senso la politica è forma di servizio e non di potere. La strada è lunga, ma il cammino è affascinante. Il futuro della Chiesa non credo sia quello di chiudersi in comunità autoreferenziali, ma di aprirsi al confronto col mondo coscienti che nel cuore di ogni uomo c’è un desiderio d’infinito.

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