Il Cardinale presiederà la Messa nel Carmelo di via Marcantonio Colonna, che celebra 90 anni di presenza a Milano, fatta di preghiera e contemplazione, ma anche di lavoro e assistenza caritativa

di Annamaria BRACCINI

Santa Teresa di Gesù

Il 28 marzo sarà il giorno esatto nel quale, mezzo millennio fa, ad Avila, nel cuore della Spagna, nasceva Teresa Sánchez de Cepeda Dávila y Ahumada, destinata, col nome di Teresa di Gesù, a divenire riformatrice dell’Ordine Carmelitano, Santa e Dottore della Chiesa. Proprio in questa significativa data il cardinale Scola visiterà il monastro delle Carmelitane Scalze di via Marcantonio Colonna a Milano, dove alle 11 presiederà la celebrazione eucaristica.

«Lo attendiamo con gioia e trepidazione grandi, come coronamento del Triduo di preghiera e riflessione che vivremo già da mercoledì prossimo», dice madre Emanuela Folli – Emanuela della Madre di Dio -, priora di questa storica Comunità di claustrali che nel 2015 festeggia anche i novant’anni di presenza a Milano. In una zona trafficata e, ormai, semicentrale, dove non è facile pensare all’esistenza di un’oasi di pace e preghiera che, tra le sue mura, nasconde anche un fiorente orto. «Nel 1925 l’allora Arcivescovo cardinale Tosi, devotissimo di Santa Teresa, volle il ritorno in città delle Carmelitane, ponendo la prima pietra del complesso monastico», spiega madre Emanuela, che ricorda quanto, negli anni, «tutti gli Arcivescovi abbiano avuto a cuore il Monastero e le suore». Dagli anni tragici della guerra – parte della struttura fu bombardata -, fino a oggi, sottolinea la Superiora, 88 anni, entrata nella clausura di via Marcantonio Colonna, giovanissima, nel 1946.

Come è costituita attualmente la Comunità e come si svolge la giornata?
Siano dodici, con un’età che spazia dai trenta ai novantacinque anni. La nostra vita è piena, fatta soprattutto di preghiera, ma anche di lavoro concreto per curare la chiesa e il Carmelo annesso e per coltivare l’orto che ci dà sostentamento e i cui frutti doniamo anche a chi è in difficoltà.

La gente oggi bussa ancora alle porte di un Monastero di clausura? Cosa cerca?
Ad alcuni può sembrare strano, ma mai come in questi tempi le persone sentono il bisogno di un sostegno spirituale e della preghiera. Noi ci rendiamo disponibili all’ascolto, all’aiuto orante. La gente ci apre il cuore, si confida, cerca consolazione a tanti dolori personali, familiari e sociali.

Quindi, la grata della clausura è un osservatorio privilegiato sul presente? Insomma, siete «esperte in umanità»?
È così. Per esempio sappiamo bene quanto la crisi attanagli le famiglie e come l’incertezza si faccia sentire. In questa situazione, l’approfondimento della spiritualità personale e il desiderio di Dio diventano preziosi. Vista da qui la metropoli secolarizzata sembra più che altro smarrita, alla ricerca di un senso.

Giuni Russo, la famosa cantante morta dieci anni fa, cui avete dedicato un concerto, ha incrociato il vostro Carmelo e diceva di sé di essere una «Carmelitana d’amore»…
Si. È stata una delle tante grazie con cui la nostra realtà si è arricchita. Non a caso, la conoscenza fu nel nome di Teresa, della quale Giuni voleva mettere in musica la poesia Desiderio del cielo. Ne nacque la splendida Moro perché non moro.

 

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