Don Bortolo Uberti, che ha lavorato all’organizzazione della visita a Milano del Cardinale austriaco, anticipa alcuni contenuti del duplice incontro in programma in Duomo

di Francesca LOZITO

Christoph Schönborn

In ascolto di un autorevole Pastore che guida la Diocesi di una grande capitale europea. Sarà un ideale ponte tra Milano e Vienna, quello che martedì 10 dicembre metterà in dialogo la Chiesa ambrosiana con il cardinale Christoph Schönborn, arcivescovo di Vienna.

Schönborn sarà a Milano per tutta la giornata e incontrerà in Duomo i sacerdoti, nella mattinata, e i fedeli laici, in serata. Voluto dal cardinale Angelo Scola, questo è il primo di due appuntamenti (il secondo sarà in febbraio con l’arcivescovo di Manila, cardinale Tagle) che aiuteranno la Diocesi di Milano ad allargare lo sguardo ad altre realtà, in quella logica di non rinchiudersi entro i bastioni, ma invece di «andare incontro all’umano». Logica che è il cuore pulsante de «Il campo è il mondo», la proposta che caratterizza l’anno pastorale in corso.

Don Bortolo Uberti, cappellano dell’Università degli Studi di Milano, fa parte della commissione diocesana al lavoro su «Il campo è il mondo», che ha curato anche l’organizzazione dell’incontro con il cardinale Schönborn. È lui a spiegare dunque il senso dell’iniziativa, anticipando alcuni dei contenuti e dei quesiti che verranno proposti all’Arcivescovo austriaco: «Questi due momenti sono pensati per l’ascolto con due Pastori che vivono l’evangelizzazione in modo simile, il primo, e diverso, il secondo, dal nostro. Certo, per effetto della globalizzazione le dinamiche delle città sono simili a Vienna e Milano. Per questo l’idea che muove entrambi gli incontri è quella di conoscere come questi Arcivescovi stanno conducendo le rispettive comunità verso una nuova missionarietà».

Apertura, dialogo, confronto: sono alcune delle parole-chiave per capire il senso della proposta: «La nuova missionarietà, quella che ci apre alla comprensione di questi tempi e all’annuncio del Vangelo – riprende Uberti – non è quella del proselitismo, ma quella dell’ascolto, dell’attenzione a tutti gli uomini e le donne». Perché la Lettera pastorale invita a uscire dai luoghi tradizionali della fede per incontrare l’umano: «Una Chiesa che abita il mondo è una Chiesa che si prende cura prima di tutto di se stessa – continua Uberti -. Proprio oggi che calano le vocazioni e diminuiscono le presenze nelle comunità parrocchiali, è possibile che la Chiesa metta al centro le persone».

Molti i temi emersi nella preparazione di questo incontro con Schönborn: «L’identità e la rilevanza della Chiesa in un mondo che vive la profonda crisi culturale, sociale e religiosa è il punto di partenza – prosegue Uberti -. Al Cardinale viennese, che ha promosso un congresso internazionale sulla nuova evangelizzazione e una missione nelle sua città, chiederemo di spiegarci anche come si stanno affrontando in Austria le urgenze pastorali, come per esempio la riduzione e la riorganizzazione delle parrocchie». In Austria negli ultimi anni un forte movimento ha spinto al dialogo tra le istituzioni ecclesiastiche e la cosiddetta «base» sulle sfide e le domande della società: «La Chiesa deve dare risposte a queste domande. Chiederemo all’Arcivescovo di Vienna di raccontarci come è accaduto da loro». Vienna crocevia dell’Europa, punto importante di snodo dei popoli, così come Milano. «L’urgenza del tema dell’Europa viene spesso messa in evidenza dal nostro Arcivescovo – sottolinea don Uberti -. È una preoccupazione, dice. Sarà interessante vedere come si confronteranno i due Pastori di due capitali europee così centrali in questo ambito».

L’incontro serale sarà centrato con tutta probabilità principalmente sul ruolo del laicato nella Chiesa oggi: «Schönborn ci aiuterà a capire meglio come valorizzare la ricchezza della presenza laicale, sia nelle parrocchie, sia nei movimenti». Incrociare e mescolare le esperienze, quindi: «La Chiesa non può essere distante, estranea ai cambiamenti sociali in atto. Deve uscire dai contesti tradizionali per abbattere i bastioni e andare incontro all’umanità».

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