Il Vicario generale monsignor Mario Delpini presenta gli incontri del cardinale Scola col clero ambrosiano: «Al centro l'identità del prete come collaboratore del Vescovo per la missione apostolica»

di Annamaria BRACCINI

Monsignor Mario Delpini

Una proposta che nasce dal desiderio dell’Arcivescovo di incontrare i suoi preti. Questa, nelle parole del Vicario generale, monsignor Mario Delpini, la ragione della scelta, venuta appunto dal cardinale Scola, di un momento di dialogo e confronto rivolto a tutti i sacerdoti ambrosiani. L’insieme dell’iniziativa si articolerà presso il Centro Pastorale Ambrosiano di Seveso, in tre singoli appuntamenti, pensati specificamente per altrettante fasce di ordinazione presbiterale, dall’undicesimo al venticinquesimo anno (giovedì 15 gennaio), dal ventiseiesimo al quarantesimo (22 gennaio), dal quarantunesimo in poi (29 gennaio). «Quest’anno si è voluto cambiare formula rispetto alle riunioni realizzate in passato – continua monsignor Delpini, che è anche presidente dell’Ėquipe di Formazione permanente del Clero -, quando l’Arcivescovo aveva incontrato i presbiteri delle singole Zone ponendo al centro questioni specifiche. Vorrei evidenziare che alle Giornate sono invitati quanti, anche religiosi, svolgono il loro ministero pastorale in Diocesi».

Quali saranno i temi affrontati?
La questione centrale che vuole essere messa in luce è quella di concepire l’identità del prete a partire dall’appartenenza al presbiterio. In primo piano vogliamo porre, dunque, non le personali individualità o i singoli incarichi pastorali, ma il loro essere inseriti in un insieme di confratelli, definendo il prete attraverso una sua caratteristica peculiare: l’essere collaboratore del Vescovo per la missione apostolica. È ovvio che tutto ciò riguarda anche l’ambito della responsabilità personale, del rapporto del sacerdote con la gente, delle varie forme attraverso cui i preti sono presenti nelle comunità. Tuttavia la sottolineatura cui tiene in modo specifico l’Arcivescovo è proprio la consapevolezza di essere parte di un “corpo”, di una comunione di Ministri ordinati per la missione affidata alla Chiesa. Per questo, sono previsti spazi di dialogo e dibattito relativi anche al momento centrale dell’Istruzione dell’Arcivescovo, introdotta, rispettivamente, per il primo incontro da monsignor Tremolada, per il secondo da monsignor Bressan e per il terzo da monsignor Corti. Inoltre, vi sarà una ripresa pomeridiana a me affidata. I temi riguarderanno per i tre appuntamenti, rispettivamente, “L’appartenenza al presbiterio e le forme della fraternità”, “L’interpretazione culturale della fede” e “La vocazione alla santità del prete diocesano e il suo compimento”.

Più volte il Cardinale ha richiamato la necessità di un ripensamento della missione presbiterale, a livello non solo di Diocesi, ma di Chiesa universale, che peraltro su questo sta riflettendo. Quali secondo lei i punti-chiave di questo cambiamento?
Non vi è dubbio che il problema di fondo sia la comunionalità del Clero che, appunto, l’Arcivescovo sottolinea e indica come via necessaria per essere incisivi e fecondi all’interno delle Comunità di fedeli cui si è inviati. Comunione che deve riguardare non solo il rapporto col popolo di Dio, ma anche le relazioni tra i sacerdoti stessi. A questo fine, una volta tirate le fila delle problematiche emersi dalle Giornate, intendiamo pubblicare un testo che, crediamo, sarà utile per tutti, ponendosi come stimolo a continuare su tali linee di confronto.

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