Nella Messa alle 10.30 l’Arcivescovo celebra il centenario della parrocchia della Sacra Famiglia. Il parroco don Marco Eusebio presenta le caratteristiche del territorio e della comunità

di Cristina CONTI

Don Marco Eusebio

Domenica 8 novembre il cardinale Angelo Scola si recherà nella parrocchia della Sacra Famiglia in Rogoredo (Milano), dove alle 10.30 celebrerà la Santa Messa con i sacerdoti e la comunità. «Non si tratta di una visita tradizionale – precisa il parroco, don Marco Eusebio -. È un incontro con l’Arcivescovo in occasione dei cento anni della nostra parrocchia, fondata nel 1915. Con questo momento si conclude l’anno di commemorazione. Dopo la Messa ci sarà il saluto delle autorità del Comune e dei rappresentanti delle associazioni di quartiere».

Come vi siete preparati a questo appuntamento?
Durante l’anno abbiamo organizzato momenti dedicati all’ascolto e alla riflessione sui documenti e i testi dell’Arcivescovo. In particolare, poi, in quest’ultima settimana abbiamo avuto due giorni di esercizi spirituali serali alle 21 con la preghiera comunitaria e poi un triduo con tre giornate eucaristiche, con momenti di adorazione e preghiera personale. In questi giorni abbiamo approfondito e meditato sulla Lettera pastorale del cardinale Scola, per cercare di cogliere il senso profondo della proposta di quest’anno.

Quali sono le caratteristiche del vostro territorio?
Rogoredo è un quartiere abbastanza solidale e animato dalla società civile. Ha una configurazione geografica particolare, posto com’è tra la tangenziale e la linea ferroviaria. Da poco è stata aperta una via di comunicazione con viale Ungheria. È un quartiere molto familiare, in cui negli ultimi anni la popolazione è duplicata: siamo passati, infatti, dai sette-otto mila del 2007 ai 14 mila di oggi. Qui abitano molte giovani famiglie con bambini piccoli. Una volta il quartiere era prevalentemente operaio, perché era sede della Redaelli e della Montecatini. Negli anni Ottanta queste aziende hanno chiuso e oggi ci sono persone che lavorano soprattutto nel terziario, come impiegati e avvocati. Ci sono anche case in cooperativa che hanno progetti di solidarietà. La parte più nuova è Santa Giulia, con circa 1.500 famiglie.

Gli immigrati sono presenti?
Sì. Alcuni partecipano anche alle attività parrocchiali, in particolare i latino-americani e gli asiatici. Ci sono poi egiziani e musulmani ben integrati nel contesto sociale. C’è molta attenzione a lavorare insieme, ad accogliere e a conoscersi reciprocamente.

La crisi economica si è sentita molto?
Abbastanza. Tante persone, soprattutto padri di famiglia, hanno perso il lavoro, mentre molti giovani fanno fatica a trovarne uno. Sono aumentate anche le richieste di sostegno economico e alimentare. E poi c’è il problema degli alloggi, comune a tutte le periferie: il costo troppo alto, gli sfratti, la ricerca difficile di abitazioni economiche. Certo, il nostro non è un quartiere che ha le problematiche di Corvetto, anche se siamo vicini, ma qualche problema c’è. Nelle prossime settimane, per esempio, sono in programma iniziative a favore degli anziani, per aiutarli a evitare truffe o vessazioni. Il disagio è presente, ma per ora la solidarietà e la conoscenza reciproca tra gli abitanti storici e non del quartiere “tengono”.

Giovani: a che punto siamo?
Tra i più piccoli, ci sono circa 280 bambini coinvolti tra iniziazione cristiana e scuola elementare e circa 160 tra le medie e le superiori. All’interno della parrocchia ci sono diversi gruppi e realtà che seguono i ragazzi. Da due anni per esempio c’è un gruppo scout. La catechesi li prepara ai Sacramenti e li accompagna per tutta l’adolescenza.

 

 

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