Il teologo Marco Vergottini, tra i curatori del sito “Viva il Concilio”, spiega come è nata l'idea del volume “Perle del Concilio”

di Martino INCARBONE

Marco Vergottini

«Il grembo in cui è maturata l’idea è il sito “viva il Concilio”, che cercava di trovare una via accessibile a tutti per accostarsi ai tesori del Vaticano II. La lettura integrale dei documenti è assai impegnativa: ecco allora l’intuizione di scovare delle “perle” nei testi conciliari e di chiedere una reazione breve e incisiva a esperti: vescovi, teologi, uomini e donne impegnati nella Chiesa e nel mondo». Così il teologo Marco Vergottini, tra i curatori del sito “Viva il Concilio”, spiega come è nata l’idea del volume Perle del Concilio.

Come sono state scelte le “perle”, all’interno del corpus conciliare che può essere definito un vero e proprio tesoro per la Chiesa?
Come è facile intuire, si è trattato di scandagliare il corpus conciliare e in modo sorprendente sono affiorate tantissime “perle”, che chiedevano soltanto di essere raccolte e commentate. Il tetto raggiunto di 365 perle naturalmente è un espediente retorico per indicare che la lezione dell’ultimo Concilio è destinata a essere, come dice Papa Benedetto, una «forza per il futuro della Chiesa».

Quando ha incontrato per l’ultima volta il cardinale Martini, con cui ha firmato l’introduzione al volume? Quale era il suo pensiero in merito al Vaticano II?
Gli ultimi accordi col cardinale Martini risalgono allo scorso luglio, quando rileggemmo per l’ennesima volta l’introduzione. Ho saputo poi che, ancora a metà agosto, il Cardinale parlò con trasporto ad alcuni suoi ospiti della pubblicazione ormai imminente della raccolta. In merito al Vaticano II, Martini pensava che si era trattato di un evento spirituale di straordinaria importanza, che aveva contribuito a rinnovare la vita della comunità ecclesiale sotto numerosi aspetti. Tuttavia, l’ultimo Concilio era da considerarsi una tappa fondamentale nella storia della Chiesa cattolica, ma non certo l’ultima…

A presentare il libro ci saranno anche laici come il direttore del Corriere della sera. Che cosa dice il Concilio ai non credenti?
Risponderei così: con un escamotage monsignor Tonino Bello, commentando una “perla” del primo numero di Gaudium et spes, inverte l’ordine dei fattori e scrive «nulla vi è di genuinamente cristiano che non trovi eco nel cuore degli uomini d’oggi». Nella mens dei due Pontefici del Concilio e dei Padri conciliari, la parola evangelica e l’annuncio ecclesiale parlano al cuore di ogni uomo e donna che sinceramente vogliano disporsi all’ascolto. Ne è una puntuale testimonianza il Messaggio dei padri al mondo, che porta la data del 20 ottobre 1962.

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