Un numero sempre maggiore di persone non riesce a sostenere i costi dell’assistenza medica. Tra “pubblico” e “privato”, la terza via della struttura aperta in viale Jenner dalla cooperativa “Filo d’Arianna”

di Francesca LOZITO

È possibile una terza via tra la sanità pubblica e quella privata per sostenere chi si trova in difficoltà economica e non può curarsi né con la prima, né con la seconda? Sì. Da due anni e mezzo, infatti, a Milano e in altre località si cerca proprio di percorrere questa strada. Il Consorzio Farsi Prossimo – insieme alle cooperative sociali di Caritas Ambrosiana e in franchising con Welfare Italia – ha aperto un Poliambulatorio basato sui principi dell’equità e della solidarietà, a Milano in viale Jenner 73. Cinquemila le prestazioni erogate nell’ultimo anno, più della metà delle quali odontoiatriche.

«La salute sta diventando un bene di lusso – spiega Giovanni Lucchini, presidente del Consorzio Farsi Prossimo salute e della cooperativa “Filo di Arianna” che ha aperto il Poliambulatorio -, e quello della cura odontoiatrica è il problema principale per le persone che economicamente non possono sostenerne l’impegno. Sempre più spesso c’è chi, di fronte a un preventivo per le cure dei denti, si tira indietro perché non ce la fa a pagarle. E prima di accettare un preventivo ci pensano…».

Questo è uno degli aspetti di quel fenomeno nuovo oggi definito «povertà sanitaria»: curarsi non è più alla portata di tutti. E non basta la garanzia del Servizio sanitario nazionale, basato ancora sul principio dell’universalismo. «L’altra faccia della povertà sanitaria, infatti, è data dai tempi di attesa  – prosegue Lucchini -. Prendiamo ancora il caso delle cure odontoiatriche: dall’aspetto dei denti dipende l’immagine di una persona, oltre che la sua igiene: se ho perso il lavoro, ne sto cercando uno nuovo e quindi mi devo presentare bene, come faccio ad aspettare anche dodici mesi per effettuare un esame, come per esempio una “panoramica”, nell’ambito del servizio pubblico?».

Non solo. «Occorre fare in fretta anche di fronte ad altre urgenze, come esami di controllo per sospette malattie – prosegue Lucchini -. Se il “pubblico” è lento e non si è in grado di pagare un “privato”, ci vuole qualcuno che offra la possibilità di fare un esame a un prezzo dimezzato rispetto a quest’ultimo…». Ecco allora la terza via che può venire in aiuto: il Poliambulatorio di viale Jenner effettua esami medici a prezzi inferiori del 30% rispetto alle tariffe di mercato. Per chi non riesce a pagare gli esami del tutto, inoltre, c’è modo di accedere a un Fondo di solidarietà.

Gli accessi al Poliambulatorio solidale sono stati in tutti 1550: 1200 quelli che si sono rivolti per la prima volta nel 2013 alla struttura di viale Jenner. L’11% ha richiesto aiuto ecomomico alla cura attraverso il Fondo di solidarietà. «Sono numeri in crescita, ma è una cosa normale per chi fa come noi un percorso di inizio, una start up», commenta ancora il responsabile. E chi sono le persone che transitano da questo Poliambulatorio dagli spazi molto accoglienti, con macchinari per la diagnostica di qualità e in cui operano esperti professionisti della medicina? «Per il 40% sono soci e familiari delle cooperative del Consorzio Farsi Prossimo (socie del Poliambulatorio), che hanno un accesso facilitato – prosegue Lucchini -. L’altro 60% è costituito da famiglie assolutamente normali. Si tratta del cosiddetto “ceto medio”, quello che può avere un reddito tra i 25 mila e i 45 mila euro. Che sta risentendo degli effetti dell’acutizzarsi della crisi economica».

Simili a quella milanese sono circa altre 25 strutture in tutta Italia. Grandi città come Roma e Napoli ne hanno una. Ma anche in altre località, come per esempio Acireale, è stato aperto un ambulatorio, sempre in collaborazione con la Caritas. La sfida di domani è l’assistenza domiciliare: l’invecchiamento della popolazione e il conseguente bisogno cronico di assistenza lo impongono: «Un ambito in cui proprio in queste settimane stiamo facendo importanti valutazioni per avviare nuove collaborazioni», conclude Lucchini.

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