Conosciutisi durante la Settimana di preghiera del 2008, da alcuni anni gli “Ecumenicalls” (un coro formato da valdesi, battisti e cattolici) si occupano dell’organizzazione della veglia dei giovani

di Claudio URBANO

Ecumenicalls

Tra i frutti della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani a Milano c’è anche un coro di giovani, che ormai da qualche anno anima questa iniziativa. Hanno deciso di chiamarsi Ecumenicalls: sono in tutto una quindicina tra valdesi, battisti e cattolici (della Gioventù francescana e dei Focolarini), che si sono conosciuti durante la veglia dei giovani nella Settimana del 2008.

«Abbiamo iniziato quasi per caso – spiega Francesco, della Gioventù francescana -. Dopo aver partecipato alla veglia del 2008 insieme al Consiglio delle Chiese di Milano, ci hanno chiesto di organizzare quella del 2009. Stando insieme, poi, l’amicizia è cresciuta». Da qualche anno, quindi, si occupano dell’organizzazione della veglia dei giovani, preparando, oltre ai canti, anche le preghiere comuni e i gesti da compiere insieme all’assemblea.

La preparazione della veglia è anche un momento di condivisione e di crescita nella fede. «Partiamo sempre dal versetto del Vangelo che fa da tema alla settimana (quest’anno era “Cristo non può essere diviso”) e cerchiamo poi di trovare una lettura personale di come ciascuno di noi vive l’ecumenismo e l’unità dei cristiani» spiega Valeria, della Chiesa valdese. Poi, ciascuno secondo il proprio talento, si lavora alla preparazione dei diversi momenti della veglia. Non manca mai un mimo, a rendere evidente che è Cristo a ricondurre all’unità.

I canti sono soprattutto di lode. «Abbiamo iniziato dai gospel, ora ci siamo spostati sul pop-rock», spiega Francesco. È il cosiddetto rock cristiano. «Vogliamo esprimere la nostra fede in modo giovanile – continua -. In questo momento scegliamo soprattutto canti di gruppi battisti, ma la scelta dei testi è condivisa da tutti».

Nei canti mancano invece riferimenti agli aspetti della fede non condivisi da tutti, come l’Eucarestia. «Non bisogna nasconderci le difficoltà – nota Valeria -. Ma ecumenismo significa anche fare un passo verso l’altro, ed essere pronti anche a qualcosa che ci potrebbe colpire». L’esperienza ecumenica, naturalmente, porta con sé anche alcuni doni: per Valeria «è come se si andasse al minimo comune denominatore della fede, focalizzandosi su ciò che ci unisce». Francesco ricorda che «l’impegno per una società più giusta è di tutte le confessioni, e in questo anche l’impegno nella città è comune».

I ragazzi di Ecumenicalls (questo il nome anche della pagina facebook) sperano che la loro esperienza possa contribuire a rilanciare anche tra i giovani il dialogo tra le diverse confessioni cristiane. Non solo canto, dunque, ma anche un modo per trovarsi insieme, riscoprendo e condividendo aspetti della fede che sono più valorizzati dall’una o dall’altra confessione.

Ora l’obiettivo del gruppo è coinvolgere stabilmente anche giovani ortodossi e, sulla base di questi contatti nati spontaneamente, magari organizzare una Veglia ecumenica per Pentecoste.

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