Una relazione intrinseca, mutata nel corso dei secoli risentendo anche dell’influsso della secolarizzazione, su cui occorre ora operare a partire dal proprio percorso personale di credenti

di don Antonio COSTABILE
Responsabile Servizio per la Catechesi

Quando si parla di catechesi si rischia di riempire questo termine di molti significati senza cogliere il suo specifico e il suo essere correlato strettamente ad altri ambiti. Proviamo a prendere brevemente in esame un primo nesso inscindibile tra evangelizzazione e catechesi.

Sicuramente l’evangelizzazione comprende al suo interno la catechesi. La storia della Chiesa ci offre tre grandi periodi che coniugano in modo differente il loro intrinseco legame. Nel periodo antico (sec. I-VI circa), l’annuncio del Vangelo e della trasmissione della fede era completa in modo esplicito, perché non si poteva presupporre quasi niente nel contesto culturale. Nel periodo medievale e moderno (sec. VII-XIX) era ancora completa, ma con una distinzione di compiti tra il contesto familiare-culturale/sociale (senso di Dio, pratiche di preghiera, educazione morale) e il momento parrocchiale (catechesi sui contenuti di fede). Nel terzo periodo (XX secolo e fino a oggi) vengono progressivamente meno le basi familiari-culturali/sociali che avevano funzionato per secoli con un consenso di riferimenti al Vangelo e al suo tradursi in un abitus di valori e di tradizioni consolidate. La catechesi in questo periodo viene ripensata all’interno di un processo più ampio e più esplicitamente marcato di primo annuncio dell’Evangelo e di progressiva appropriazione della fede in un itinerario che non può più presupporre il contesto precedente.

«Nel XX secolo il fenomeno della secolarizzazione, inteso come parte della differenziazione funzionale degli ambiti di vita e delle agenzie che se ne occupano, condusse a una crisi dell’intero dispositivo della trasmissione della proposta di fede. Il catechismo e in genere la catechesi parrocchiale esplicita, progressivamente privata del proprio suolo nutritizio, assomiglia sempre di più ad una nave incagliata sul fondale marino, una volta che la marea si è ritirata» (Ugo Lorenzi, catecheta).

Diventa necessario e urgente in questo tempo ritrovare l’assetto antico del processo di evangelizzazione e d’introduzione alla fede. Le diverse correnti del rinnovamento catechistico, che si sono storicamente succedute in modo anche dialettico, richiamano gli elementi di base della catechesi presenti nel catecumenato antico: fede annunciata/accolta/professata, fede celebrata/pregata, fede vissuta. Sono le dimensioni imprescindibili con le quali la catechesi ha a che fare, pur intervenendo soprattutto sul primo aspetto. Ecco allora il necessario guadagno che la catechesi in rapporto all’evangelizzazione sta ritrovando: un più profondo e continuativo legame tra il Primo annuncio dell’Evangelo e le dinamiche proprie dell’appropriazione della fede, accolta mediante l’annuncio, celebrata nella comunità cristiana e vissuta nella trama di buone e significative relazioni nella vita stessa della comunità.

La catechesi non mostra solo la sua dimensione cognitiva – veritativa della fede, ma si innesta nelle dinamiche effettive di un itinerario d’introduzione alla vita cristiana. Il cammino di rinnovamento della catechesi in atto, da tempo stimolato dalla riflessione teologica – pastorale e dalla prassi stessa delle Chiese di ogni continente, chiede ora di ridisegnare in modo più definito e consensuale le dinamiche accennate e di consolidare una prassi condivisa. La posta in gioco quindi è davvero molto alta in rapporto all’evangelizzazione.

Così si esprime André Fossion, catecheta: «L’evangelizzazione del mondo contemporaneo comincia in noi, nell’interpellanze che in esso il Vangelo ci rivolge, negli atteggiamenti che adottiamo a suo riguardo. La posta in gioco è quella di lasciar accadere, con discernimento illuminato dal Vangelo, ciò che aspira a nascere in noi, nella chiesa e nel mondo» (La Scuola Cattolica n. 3 luglio-settembre 2012) E aggiunge: «Non siamo più, come durante il periodo di cristianità, in una logica di eredità, dove la fede si trasmetteva attraverso il contesto sociale come una lingua madre, ma in una logica di decisione, di adesione, di convinzione libera e personale».

Ecco due note da raccogliere come perle preziose: l’evangelizzazione parte dal nostro cammino credente che chiede una continua conversione perché si possa essere come un terreno fecondo dove il seme della Parola attecchisce, germoglia, cresce e porta frutti, tanto da poter interpellare il cuore e la mente di chi incontriamo perché in piena libertà possa riconoscere la bellezza del Vangelo che opera in noi e, chissà, possa avviare un suo cammino di fede.

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