Gli economisti Stefano Zamagni e la moglie Vera chiedono «imprese efficienti e produttive e insieme famiglie unite»

di Maria Teresa ANTOGNAZZA

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È stato un vero e proprio inno alla famiglia e al lavoro, quello celebrato nella tappa varesina del Family, con il congresso al De Filippi di giovedì 31 maggio, dedicato a “Libera professione e vita familiare”. Due poli della stessa esistenza, quella dell’uomo e della donna, entrambi di grande valore, che vanno tenuti in costante armonia e non “conciliati”, come ha tuonato l’economista Stefano Zamagni, dell’Università di Bologna. «Conciliare è una brutta parola – ha spiegato il professore, intervenuto al convegno con la moglie Vera, anch’essa docente universitaria – perché presuppone un conflitto tra i due estremi; mentre per la nostra stessa visione cristiana il lavoro è un grande valore per la persona, come pure la famiglia. Essi vanno dunque armonizzati, come strumenti di una stessa orchestra; e chi oggi parla di crisi della famiglia in realtà la sta cercando e la persegue subdolamente, cercando di adeguare i ritmi della vita domestica alle esigenze dell’impresa e della finanza, decretando così la morte della famiglia stessa».

Nessuna contraddizione, dunque, ma l’esigenza prepotente di mutare linguaggio, partendo dalla considerazione che l’istituzione familiare oggi è l’unica che regge, in un contesto di gravi attacchi di natura culturale, economica e finanziaria. «Noi vogliamo – hanno concluso i due economisti intervenuti a Varese – imprese efficienti e produttive e insieme famiglie unite, dove si possano vivere i valori fondamentali, dove si trasmettano la logica della gratuità e del dono, che nessun mercato potrà mai produrre; la sfida è questa, da lanciare proprio là (a Bruxelles) dove si dettano quelle “politiche di conciliazione” che invece rischiamo di far morire la famiglia, e può essere vinta».

Una cornice di grande festa ha accolto i congressisti del Family, con il collegio arcivescovile varesino che ha dato il massimo dal punto di vista organizzativo, assicurando agli ospiti tutto il necessario per i propri lavori. Tutto era pronto per almeno ottocento persone – anche se ne è arrivata qualcuna in meno – con due sale collegate in videoconferenza per la traduzione simultanea in lingua inglese e spagnola. Insieme a molti italiani, erano presenti gruppi da Argentina, Uruguay, Venezuela, India, Cambogia, Francia, Inghilterra e Spagna.

Nella sala Pigionatti, dopo l’intervista ai due economisti bolognesi, condotta dal giornalista Gianfranco Fabi, si sono alternate numerose testimonianze. In video, ripresa qualche settimana fa alla Pinetina di Appiano Gentile, quella di coniugi Zanetti, il capitano dell’Inter Javier e la moglie Paula; i due hanno raccontato il valore della famiglia e le sfide che essa deve affrontare nell’educazione dei figli, in una società come quella attuale e con un padre calciatore molto famoso, che non si fa però mai mancare il tempo per stare in famiglia.

Una famiglia molto speciale, dove lavoro e affetti si intrecciano quotidianamente, è poi quella di Luisa Oneto e Silvio Scarpolini, primo tenore della Scala lui, attrice e regista lei, con i loro cinque figli, anch’essi tutti artisti. La loro bella e animata testimonianza, tra versi recitati, canzoni e danza, ha lanciato sul Family un grande messaggio positivo, riassunto dalla Oneto con le parole del Papa: «È la bellezza che salva la vita».

Da ultimo, per la prima volta tutti insieme sul palco, i tre figli di Gianna Beretta Molla, Pierluigi, Laura e Gianna Emanuela, hanno raccontato la santità della mamma di Magenta, la cui vita è stata ripercorsa in un video. «La mamma – ha detto il primogenito, ingegner Molla – era una donna moderna, grande e appassionata professionista, che ci ha trasmesso il valore del lavoro e l’importanza di coniugare sempre la concretezza con i grandi ideali».

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