La riflessione dell’assistente generale dell’Ac ambrosiana in occasione della Festa dell’Adesione

di Ivano VALAGUSSA
Assistente generale dell’Ac ambrosiana

Don Ivano Valagussa

In questi primi mesi di un anno pastorale che ha come punto focale l’Incontro mondiale delle famiglie a Milano, mi capita spesso di prendere in mano alcuni sussidi che l’Ac ambrosiana ha preparato: le schede per i gruppi familiari “A ritmo di famiglia”, il testo dei Gruppi di ascolto della Parola sul Libro di Rut, il libretto per il cammino dei fidanzati «Nati per amare», i libretti per la formazione dei ragazzi, adolescenti e giovani. Avverto in questo materiale non solo una competenza formativa, con proposte di qualità per persone di ogni età, ma anche la dedizione stabile e appassionata di laici alla vita di fede delle singole parrocchie e dell’intera Diocesi. Cristiani profondamente uniti al proprio Arcivescovo, pronti a raccogliere le sue indicazioni di pastore per collaborare con tutti e con le proprie competenze laicali alla riscoperta del bene della famiglia, del dono di essere confermati nella fede da Pietro con la visita del Papa, della chiamata all’ospitalità familiare nelle proprie case e nella propria città. Persone che decidono di vivere insieme tutto questo nel primato della preghiera cristiana e nella testimonianza di fede in Gesù Cristo nei diversi ambienti di vita.

Dico questo con stupore e riconoscenza, perché anche come prete diocesano mi accorgo che il mio ministero presbiterale trova in questi laici una sintonia speciale: quella di prendersi cura della fede dei fratelli. In questo tempo, nel quale siamo sempre più richiamati dalle nuove sfide della missione della Chiesa a una pastorale di comunione anche tra preti e laici, diventa segno prezioso questa esperienza già in atto di condivisione dell’evangelizzazione nella diversità delle vocazioni cristiane. È anche un sostegno incoraggiante per sacerdoti che ogni giorno sono esposti a un ministero impegnativo per attività e complesso per attenzioni verso tutti. A questo proposito mi sembra significativo ricordare il passaggio conclusivo della relazione di Giovanni Moioli al Convegno diocesano sul tema “Laicato, diocesanità e Azione cattolica”: «Non venga meno il coraggio di promuovere questo modo diocesano di essere laico. Anche attraverso questa vocazione lo Spirito plasma la sua Chiesa per annunciare agli uomini il Vangelo di Gesù Cristo. La sua azione potrebbe passare anche da quella affinità spirituale tra prete diocesano e laico diocesano. Tale affinità potrebbe tradursi anche in una reciproca "presa a carico", per una edificazione comune , del prete e del laico: nella Chiesa particolare e per la Chiesa particolare evangelizzatrice e missionaria».

La promozione – come ricorda Moioli – di questa particolare vocazione laicale nella Chiesa da parte anche di noi sacerdoti, richiede oggi l’onestà di conoscere con maggiore profondità la proposta formativa di questa vocazione, superando pregiudizi e visioni anacronistiche; domanda il coraggio di parlare e di far sperimentare ai giovani l’Azione cattolica; sollecita soprattutto gli educatori a vivere la pazienza del discernimento e dell’accompagnamento vocazionale.

Non è questo tempo di resa, ma di ricerca e di valorizzazione di tutte le vocazioni, anche di quelle laicali, per la missione della Chiesa.

Oggi, nel gesto pubblico della scelta di adesione all’Ac da parte di alcuni ragazzi, giovani e adulti riceviamo tutti un invito: “aderire” ai doni di Dio e dunque accoglierli, valorizzarli e farli conoscere con responsabilità e fiducia.

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