Accolta con calore la visita del cardinale Scola nella VII Zona pastorale. Rilanciata l’immagine di una Chiesa composta da “pietre vive”

di Giuseppe TRAPANI
Direttore di www.noisesto.it

Scola_visita a Sesto

Come sono belli sui monti i piedi del messaggero di lieti annunzi che annunzia la pace, messaggero di bene che annunzia la salvezza, che dice a Sion: «Regna il tuo Dio». (Isaia 52,1ss)

Mi pare molto bello dare il benvenuto al nostro Arcivescovo cardinale Angelo Scola con queste parole profetiche, lette nel tempo di Avvento che di qui a poco aprirà le porte a un nuovo anno liturgico. Ammirabili, infatti, i piedi mai stanchi del messaggero che porta una buona notizia di pace proprio in questo nostro tempo contemporaneo, un periodo in cui la serenità è davvero una merce rara, un orizzonte che molti di noi non vedono davanti agli occhi. Giorni in cui tutto sembra fermo: la crisi sembra paralizzare tutte le strutture sociali e l’immobilismo sembra essere la parola d’ordine che annichilisce il corpo sociale in un circolo vizioso per cui tutto è urlato, tutto è un lamento e nessuno si muove e determina decisioni forti ed eticamente responsabili. Così lo scenario è ben servito: il lavoro può essere inesorabilmente precario e, nel peggiore dei casi, inesistente; la solitudine e il silenzio assordante dentro le famiglie sono paradossali se solo pensiamo alla quantità di informazioni e di inter-azioni di internet e dei social network; e potremmo continuare…

Su queste situazioni i cattivi maestri della nostra attualità propongono lo stare “fermi” e l’indecisionismo anche perchè – dicono – è meglio non far danni… Ma nonostante tutto il Vangelo di Cristo continua ad attraversare le strade, portando il meglio di ogni cosa, sanando e beneficando quanti lo ascoltano e poi lo vivono. Questo è l’impegno dei cristiani di oggi e il cardinale Scola sa bene questo “segreto” del messaggero che porta la pace. Probabilmente questa forza muove i suoi piedi fino a noi, dalla sua presa di possesso dell’Arcidiocesi fino a ieri, giorno di visita nella VII Zona pastorale e a Sesto San Giovanni. L’immagine è fortemente “episcopale”: i piedi del Cardinale messaggero non sentono la stanchezza, o meglio, sentono la fatica, ma la vincono poiché tutti sentano che il messaggero ha fiato per parlare, energie da offrire e un cuore di Pastore.

Durante la concelebrazione eucaristica nella Basilica di Santo Stefano – presenti il Vicario generale monsignor Carlo Maria Redaelli e il decano don Giovanni Brigatti, oltre ai sacerdoti e ai diaconi che raccolgono le 66 parrocchie della Zona – l’Arcivescovo ha offerto nella sua omelia una sorta di “teologia del restauro” ribadendo quella forte immagine di Chiesa viva composta dalle “pietre vive” dei discepoli di Gesù. Un’assemblea liturgica che diventa il modello di vita sociale: «Come possiamo essere concittadini del regno? Possiamo esserlo così come l’assemblea eucaristica: cioè pietre vive come le nostre libertà giocate in un nuovo stile di rapporto tenute insieme da Gesù, l’unico verbo che ci rende un solo cuore e un’anima sola».Da qui allora l’imperativo morale del credente: «Se il mondo non azzarda, non gioca la sua libertà… i cristiani tutti non rompono la frattura fra la fede e la vita, fra il celebrare il sacramento ed “essere” sacramento nel quotidiano». Per il cardinale Scola Gesù ci ha messo la faccia e così i suoi discepoli in ogni tempo e in ogni luogo: se viviamo di Lui sarà naturale uno "stimarsi" a vicenda”, l’ascolto reciproco per continuare una storia di elaborazione della civitas sulla quale Sesto è impegnata a tutti i livelli.

In questa “esplorazione” della variegata “geografia” della Chiesa ambrosiana, l’Arcivescovo continua ad ascoltare – sopratutto nel dibattito con gli operatori pastorali – le istanze delle comunità e offre interessanti spunti di azione pastorale, con un peculiare sguardo al coraggio e alle fragilità delle nostre famiglie, le prime a essere lacerate dai problemi quotidiani innescati dalla crisi, quando la terza settimana del mese spesso è davvero un dramma, un rompicapo economico quando si hanno figli da portare a scuola e da sostenere. Difficoltà – queste – che al nostro Arcivescovo non sono sconosciute: in effetti, leggendo la sua prima lettera alla Diocesi, troviamo una traccia per ridare slancio alla nostra evangelizzazione e all’attenzione ecclesiale per la famiglia, il lavoro, la gioventù. Per questi motivi la nostra comunità ecclesiale sestese restituisce un “grazie” per una visita pastorale attesa e produttrice di frutti. Ai “piedi” dell’Arcivescovo si sono uniti i nostri nel camminare insieme con il Signore, offrendo tutte le nostre energie affinché il suo evangelo continui a cambiare il cuore di ciascuno.

 

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