Lo volle 25 anni fa il cardinale Martini e fu occasione importante: da allora presero avvio molti progetti caritativi

«L’esempio di san Carlo ci interpella in modo particolare in questo anno in cui ricorre anche il 25° anniversario del convegno “Farsi prossimo”. Lo volle il cardinale Carlo Maria Martini e fu un’occasione importante per la nostra Chiesa di interrogarsi e riflettere sui temi della carità. Da quell’evento presero avvio molte iniziative concrete che hanno accompagnato il cammino della Diocesi in tutti questi anni. Molte attività assistenziali, i Centri di ascolto delle nostre parrocchie e la stessa costituzione dei gruppi Caritas parrocchiali e decanali trovano la loro origine proprio a partire da quell’importante convegno».
“I segni della carità: ‘Farsi prossimo oggi’” è infatti una delle linee operative previste per quest’anno pastorale. «Ci viene chiesto di vedere con più chiarezza i mali che affliggono il nostro territorio al momento attuale e il servizio che, come comunità cristiane, siamo chiamati a donare – si sottolinea nella scheda del Cem contenuta nel sussidio In cammino con San Carlo -. La crisi economica e occupazionale in atto, ancora incerta nel suo sbocco, mostra i suoi effetti concreti nella difficoltà di molte famiglie a gestire la loro vita quotidiana e a guardare al futuro con serenità. Non possiamo restare indifferenti, ma dobbiamo sentirci sfidati da una nuova “fantasia della carità”».
Un compito decisivo spetta alle Caritas parrocchiali e decanali, che «sono chiamate a intensificare la loro azione cercando di promuovere sul territorio, oltre che azioni concrete di sostegno verso i più bisognosi, una rinnovata cultura della solidarietà intesa come responsabilità di tutti a farsi prossimi degli altri e a prendersi cura dei vicini. La solidarietà responsabile domanda una seria e profonda revisione degli stili di vita nel segno della sobrietà che prima ancora di essere un “rinunciare a qualcosa” è la disponibilità interiore a indirizzare le risorse nella giusta direzione per favorire lo sviluppo e la crescita della persona. La sobrietà indirizza i beni alla promozione dell’“essere” e rifugge dal puro godimento dell’“avere”».
Ma l’impegno su questo fronte deve essere dell’intera comunità cristiana: «Siano anzitutto le stesse comunità parrocchiali a testimoniare concretamente la scelta della sobrietà, rivedendo il loro stile di vita, anche impegnandosi ad alzare sensibilmente la quota delle risorse economiche destinate alla carità. Potrebbe essere significativo che in questo anno dedicato a san Carlo tutte le nostre comunità offrano un segno eloquente di vicinanza ai poveri che vivono nelle strade invitandoli in qualche circostanza nelle case o in parrocchia. È un gesto che andrà preparato con cura, sottolineandone il significato come un richiamo a risvegliare la coscienza della giustizia, per la quale “i diritti dei deboli non sono affatto diritti deboli”».
Ovviamente non manca la sollecitazione a rilanciare il Fondo Famiglia-Lavoro, che sta ottenendo notevoli risultati, ma che va ulteriormente alimentato perché i bisogni sono crescenti. «Le parrocchie si attivino a farlo conoscere e a promuoverlo presso la comunità. Offrano esse stesse il loro contributo: a oggi meno della metà delle parrocchie della Diocesi hanno direttamente contribuito al Fondo. Un momento preciso di attenzione a questo aspetto è la Giornata della Solidarietà che si celebrerà in Diocesi il 13 febbraio 2011».
Una particolare attenzione va riservata poi alle Scuole di formazione all’impegno sociale e politico per i giovani “Date a Cesare”, iniziate lo scorso anno con incoraggianti risultati.

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