Nelle Veglie di Resurrezione celebrate in tutta la Diocesi i catecumeni ricevono i sacramenti dell’iniziazione cristiana. Ecco le storie di alcuni di loro

di Luisa BOVE

Altjon Marco Nushai e sua moglie Entela Maria

Questa sera, nelle Veglie di Resurrezione celebrate in Duomo e in tutte le Comunità pastorali e parrocchie ambrosiane, i catecumeni ricevono i sacramenti dell’iniziazione cristiana. Quest’anno i catecumeni sono complessivamente 146 (49 uomini e 97 donne, 42 italiani e 104 stranieri).
Questa la loro distribuzione per Zone pastorali: Milano 53, Varese 19, Lecco 6, Rho 20, Monza 14, Melegnano 8 e Sesto San Giovanni 26.
Ecco le testimonianze di alcuni di loro.

Sonia: «Molto emozionata per un passo importante»

Sonia Tortoreto, 29 anni, laureata in lingue, sposata e con una bimba di 5, abita a Cremeno, dove, durante la Veglia di Pasqua nella sua parrocchia della Natività della B. V. Maria, riceve Battesimo, Cresima e Comunione. La sua è una comunità piccola ed è stata preparata all’evento: «Anche domenica scorsa il parroco ha spiegato che cosa sarebbe successo».

«Io non sono stata battezzata da bambina per decisioni familiari – ammette Sonia -. Mio padre pensava fosse più giusto che io mi battezzassi quando sarei stata consapevole di ciò che avrei fatto. Poi ho conosciuto un ragazzo, che è diventato mio marito: abbiamo deciso subito di sposarci in chiesa, nonostante la decisione dei miei genitori, anche perché io non sono mai stata lontana o ostile alla Chiesa, anzi, per me era abbastanza familiare». Così, nell’agosto 2013, il grande passo all’altare, «consapevoli di quello che stavamo facendo».

«Poi ho deciso di chiedere al parroco se c’era la possibilità di battezzarmi e lui mi ha illuminato. Il mio cammino di catecumenato è iniziato due anni fa e ora si conclude. Sono l’unica catecumena, perché Cremeno è un paese piccolo e qui per la gente è molto strano veder battezzare un’adulta».«Il parroco durante le messe della domenica raccontava spesso del mio percorso», racconta. Tra i fedeli della comunità «coglievo soprattutto lo stupore» e da parte di qualcuno non sono mancate le domande. «La più frequente che mi veniva rivolta era: “Come mai proprio adesso e non da bambina?”».

Ad accompagnare Sonia nel cammino di preparazione ai sacramenti è stata una signora con suo marito: «Ci incontravano per studiare e parlare del Vangelo, della vita di Gesù e conoscere alcuni santi. Negli ultimi tempi ci siamo soffermati molto sulle parole del Pontefice. Mi piace tanto papa Francesco, forse perché sono devota al santo di Assisi, una figura che mi ha sempre attratto». In questo percorso di fede Sonia ha avuto accanto suo marito, che le fa anche da padrino. «È stato parte attiva – assicura -, e il primo a incoraggiarmi insieme a mia madre e ai miei familiari». E conclude: «Sono agitata ed emozionata. Per me è un passo molto importante al quale pensavo da tempo, soprattutto dopo alcuni eventi in famiglia. Da una parte è la fine di un percorso e, dall’altra, l’inizio di un cammino».

 

Altjon: «È stato bello camminare insieme»

Altjon Marco Nushai (30 anni) e sua moglie Entela Maria (27 anni), di origini albanesi, ricevono i sacramenti dell’iniziazione cristiana nella loro parrocchia dei Santi Apostoli Pietro e Paolo a Uboldo (Va). Si sono sposati a gennaio, ora un’altra mèta importante nel percorso di fede. «È stato bellissimo farlo insieme e siamo cambiati tanto», assicura Altjon. Ad accompagnarli nel cammino di catecumenato è stata Anna Maria Bossi, diventata loro amica.

Partito dal suo Paese nel 1997, Altjon ha poi vissuto cinque anni in Grecia e nel 2001 è arrivato in Italia. Qualche anno fa Entela ha dovuto subire un trapianto di midollo: «Prima dell’intervento ho pregato la Madonna, ci credevo davvero. Ora sta benissimo e per me è stato come un miracolo». A 14 anni però, quand’era in Grecia, faceva il giardiniere presso una comunità di frati: forse lì ha iniziato a conoscere la religione cattolica. «La vostra fede è molto diversa dalla nostra – dice Altjon -. Io e mia moglie eravamo musulmani, ma in Albania non eravamo praticanti e abbiamo studiato pochissimo il Corano». Quello che lo ha colpito, spiega, «sono i dieci comandamenti e la vita di comunità, ma la spinta più grande è venuta dai messaggi di papa Francesco: oggi la gente ha bisogno delle sue parole. È una persona fantastica».

Durante il cammino di catecumenato Altjon si è accostato al Vangelo di Marco: «Devo ringraziare molto la nostra catechista perché parlo perfettamente l’italiano, ma non avendo frequentato una scuola, faccio fatica a leggerlo. Lei però mi ha aiutato». Gli sono piaciuti tanti brani, cita per esempio quello della donna adultera e di Gesù che di fronte a chi voleva giudicarla ha detto: «Chi non ha peccato scagli la prima pietra». «Tutti possiamo essere peccatori – commenta -, anche se rispettiamo le leggi. Qualche peccato lo commettiamo sempre, dobbiamo ammetterlo». E poi l’episodio di Pietro che dice a Gesù «Facciamo tre tende: una per te, una per Mosè e una per Elia»: «Mi ha fatto venire i brividi».

Majlinda: «Il partito aveva chiuso le chiese, poi una sera  ho pregato…»

Dopo oltre 20 anni di ricerca e attesa Majlinda Memetaj (34 anni) riceve in Duomo il Battesimo dalle mani dell’Arcivescovo.

Nata in Albania, è arrivata in Italia nel 2000 e ora lavora presso la Casa Don Guanella di Barza d’Ispra (Varese), dove ha conosciuto il direttore sanitario (Cristina Petitti), e un medico (Giovanni), divenuti compagni di viaggio nella fede. Ma il suo cammino viene da più lontano.

«È un desiderio che avevo fin da piccola», spiega la donna. «Sono nata nel periodo della dittatura. Da noi non ci poteva essere nessuna religione: si doveva seguire solo il partito. Chiudevano le chiese e obbligavano le persone a distruggere le croci e tutto quello che si trovava all’interno. Allora era molto difficile conoscere il Signore e seguirlo. Io sono nativa musulmana – continua Majlinda -, perché l’Albania per 500 anni ha subìto la dominazione turca. Mio nonno era un musulmano fervente e faceva tutto di nascosto dal partito: questo mi colpiva moltissimo e gli facevo tante domande perché ero curiosa di conoscere Dio».

Quando è caduto il comunismo e l’Albania si è aperta alla democrazia, la situazione ha iniziato a cambiare. «Rispetto alla questione religiosa, però, c’era molta confusione: sono arrivati protestanti, evangelisti, avventisti, cattolici, ortodossi, musulmani… Io ho frequentato alcune comunità perché il mio desiderio era di conoscere Dio. Una sera, a casa mia, mi sono messa a pregare e ho detto: “Signore, voglio trovare la via, la verità e conoscerti bene”».

Intanto nel suo quartiere erano arrivate alcune suore francescane di origine italiana e «io ho iniziato ad aiutarle con la lingua perché conoscevo già l’italiano», racconta Majlinda. «Avevano bisogno e io andavo da loro ogni giorno». Quello che la colpiva di più è che «non erano venute con l’intento di evangelizzare, ma per stare vicino alla gente: hanno aperto un asilo nido, una scuola materna e un ambulatorio. C’era un bel rapporto tra noi e io pregavo con loro, le lodi e i vespri, anche se non ero esperta».

A 14 anni Majlinda ha iniziato a lavorare, prima per Ong italiane e poi per l’Onu, ma ha continuato a dare una mano alle suore attraverso un computer a casa: «Avevo sempre il desiderio di conoscere Dio, ma non si era ancora concretizzata l’idea del Battesimo. I miei genitori erano musulmani e mia madre temeva che io, unica figlia femmina, diventassi suora. Così cercava di proteggermi…». In seguito, a causa del suo lavoro, ha ricevuto minacce e nel 2000 ha dovuto lasciare l’Albania. In Italia ha svolto diversi lavori, mentre la questione religiosa si allontanava sempre di più. «Ero circondata da persone non credenti, ero spaesata e facevo fatica a confidarmi con qualcuno».

Poi, qualche anno fa, la svolta. Dopo un corso Asa (Ausiliario socio assistenziale) ha cambiato occupazione ed è entrata nella Casa Don Guanella. «Lì ho conosciuto Cristina, che ha accolto la mia richiesta di aiuto. Le ho detto: “Ho aspettato troppo, voglio davvero conoscere il Signore e diventare figlia di Dio”. Siamo diventate amiche e mi ha accompagnato nel cammino di catecumenato. Oggi mi ritengo fortunata perché sono circondata da persone credenti. Cristina e il mio fidanzato Giovanni mi fanno da padrini».

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