In Vaticano il solenne rito presieduto da papa Francesco: presenti i tremila pellegrini ambrosiani guidati dal cardinale Scola. Campane a festa in Diocesi, emozione alla diretta in 4K in Galleria

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«Noi, accogliendo il desiderio del nostro fratello Luciano Monari, Vescovo di Brescia, di molti altri fratelli nell’Episcopato e di molti fedeli, dopo avere avuto il parere della Congregazione delle Cause dei Santi, con la nostra Autorità Apostolica concediamo che il Venerabile Servo di Dio Paolo VI, papa, d’ora in poi sia chiamato Beato e che si possa celebrare la sua festa, nei luoghi e secondo le regole stabilite dal diritto, ogni anno il 26 settembre…».

Con la formula canonica in latino prevista dal rito di beatificazione – in risposta alla domanda avanzata poco prima da monsignor Monari e alla lettura del profilo biografico da parte del postulatore, padre Antonio Marrazzo -, papa Francesco eleva papa Paolo VI, Giovanni Battista Montini, alla gloria degli altari. Sono le 10.48 e sulla facciata della Basilica di San Pietro si srotola il grande arazzo che ritrae il nuovo Beato: è tratto da uno scatto di Pepi Merisio, fotografo di fiducia e amico del Pontefice, che l’ha immortalato in piedi, sorridente, con le mani levate verso il cielo.

Un caloroso applauso si leva dalla piazza gremita, dove sono riuniti decine di migliaia di fedeli, compresi i tremila ambrosiani che hanno partecipato al pellegrinaggio guidato dall’Arcivescovo, cardinale Angelo Scola. Nello stesso momento, a centinaia di chilometri di distanza, nelle parrocchie della Diocesi – riunitesi ieri sera in veglie di preghiera – le campane iniziano a suonare a festa per la beatificazione del Pastore che, come Arcivescovo, guidò la Chiesa ambrosiana dal 1955 al 1963. Grande emozione anche nel “salotto” di Milano, la Galleria Vittorio Emanuele II, dove la beatificazione viene trasmessa in diretta su un megaschermo in 4K.

 

La celebrazione

Il rito di beatificazione ha avuto luogo all’interno della solenne Messa di chiusura del Sinodo straordinario sulla famiglia. Insieme a Cardinali e Vescovi è presente anche il Papa emerito, Benedetto XVI (creato Cardinale proprio da Paolo VI nel 1977). In piazza anche numerosi rappresentanti di istituzioni politiche nazionali e locali.

Papa Francesco ha indossato la casula regalata a Paolo VI in occasione del suo 80° compleanno e ha utilizzato il suo calice e il suo pastorale. La reliquia portata all’altare durante il rito di beatificazione è la maglia di lana macchiata di sangue che papa Montini indossava durante il viaggio apostolico nelle Filippine, quando, il 28 novembre 1970 a Manila, fu oggetto di un attentato fortunatamente sventato (la maglia è custodita nel Duomo di Brescia).

Ad affiancare il coro della Cappella Sistina nell’animazione musicale della liturgia, presente anche il Coro del Duomo di Milano: eseguito tra gli altri un componimento inedito, l’Inno In nomine Domini, ispirato al motto e all’esperienza di vita di papa Montini.

 

L’’omelia

«Grazie, nostro caro e amato papa Paolo VI!». Un altro grande applauso ha accolto questo passaggio dell’’omelia di papa Francesco, che ha definito il nuovo Beato «un grande Papa, un coraggioso cristiano, un instancabile apostolo»: «Mi ritornano alla mente le parole con le quali istituiva il Sinodo dei Vescovi: “Scrutando attentamente i segni dei tempi, cerchiamo di adattare le vie e i metodi alle accresciute necessità dei nostri giorni e alle mutate condizioni della società”».
Bergoglio ha ricordato «l’’umile e profetica testimonianza di amore a Cristo e alla Chiesa» di Montini. Umiltà in cui, allo stesso tempo, si ravvisa la «grandezza» di un Pontefice che, «in una società secolarizzata e ostile», senza mai perdere «la gioia e la fiducia nel Signore», ha saputo condurre «con saggezza lungimirante – e talvolta in solitudine – il timone della barca di Pietro», amando la Chiesa e guidandola a essere «madre degli uomini e dispensatrice di salvezza».
Nell’’omelia il Pontefice ha parlato anche del Sinodo straordinario appena concluso: «Abbiamo sentito la forza dello Spirito Santo che guida e rinnova sempre la Chiesa, chiamata, senza indugio, a prendersi cura delle ferite che sanguinano e a riaccendere la speranza per tanta gente senza speranza». «Abbiamo seminato e continueremo a seminare con pazienza e perseveranza, nella certezza che è il Signore a far crescere quanto abbiamo seminato», ha concluso, volgendo lo sguardo al Sinodo ordinario del 2015.
Leggi il testo integrale dell’omelia del Santo Padre

 

L’’Angelus

Al termine della celebrazione, prima della preghiera dell’’Angelus, papa Francesco ha ringraziato per la loro presenza i fedeli delle diocesi di Brescia, Milano e Roma, «legate in modo significativo alla vita e al ministero di papa Montini». E li ha poi esortati «a seguire fedelmente l’esempio e gli insegnamenti del nuovo Beato», tra l’’altro «strenuo difensore della Missione ad Gentes» che rilanciò con la Evangelii Nuntiandi: un significativo aspetto del suo Pontificato che papa Francesco ha voluto ricordare in tutta la sua «attualità», nell’’ottica della Giornata missionaria mondiale. Il Pontefice ha concluso sottolineando «la profonda devozione mariana» di Paolo VI, che tra l’’altro proclamò Maria «Madre della Chiesa».

Leggi il testo dell’Angelus

A seguire altri servizi, immagini e filmati

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