Con l’Assemblea di Seveso alla presenza dell’Arcivescovo, la Fom dà il via ai festeggiamenti per questo importante anniversario della sua esperienza educativa. Parla don Samuele Marelli

di Luisa BOVE

«Ereditare 100 anni di storia è un grande dono e una grande responsabilità». A dirlo è don Samuele Marelli, direttore della Fom, la Fondazione oratori milanesi che in questi giorni avvia i festeggiamenti per un secolo di attività. La prima occasione sarà il 16 novembre a Seveso con l’Assemblea degli oratori che vedrà anche la partecipazione del cardinale Angelo Scola. «Sappiamo di avere un tesoro da custodire – continua don Marelli -, ma anche da aggiornare per il bene dei nostri oratori. Questo anniversario rappresenta il desiderio di continuare a camminare insieme tra oratori e, come Fom, di essere sempre più a servizio di tutti». «Un’avventura bellissima!» è il titolo scelto per l’Assemblea di quest’anno e conferma il successo dell’esperienza oratoriana in Diocesi, ma non solo. «Anche nel panorama italiano l’oratorio ambrosiano rappresenta un unicum per la vastità delle esperienze e la sua storia stessa».

Ma qual è lo specifico degli oratori ambrosiani?
Intanto sono circa un migliaio e si caratterizzano per il forte radicamento sul territorio e la capacità di differenziarsi (in città e in centri), ma anche di reinventarsi e rigenerarsi continuamente. L’oratorio ambrosiano è un luogo di educazione e di evangelizzazione, dal sistema educativo aperto e a volte è difficile da definire perché è un insieme di attenzioni, momenti, attività.

È vero che don Giovanni Bosco ha visitato gli oratori ambrosiani?
Sì, sappiamo che don Bosco è venuto a visitare gli oratori ambrosiani, nati prima della sua intuizione educativa. Ha preso infatti qualche idea e poi a sua volta ha contribuito ad arricchire con la sua esperienza anche gli oratori ambrosiani. È un’esperienza di mutua contaminazione positiva.

La stessa Fom è quindi successiva alla presenta di oratori in Diocesi?
Certo. La vita precede sempre l’istituzione. Gli oratori nascono molto prima, come scuole della dottrina cattolica, siamo all’epoca di san Carlo Borromeo. Poi ci sono state varie spinte, ma la più determinante è quella del cardinale Andrea Carlo Ferrari che con un testo del 1895 chiede che ci siano oratori maschili e femminili in ogni parrocchia della diocesi. Nel 1913 firmerà infatti il primo Statuto della Federazione oratori milanesi.

Nel tempo gli oratori sono anche molto cambiati…
Un tempo avevamo gli oratorio maschili e femminili, attualmente sono misti, pur mantenendo un’attenzione per l’identità di genere. Una nuova sfida è certamente quella dell’intercultura e l’oratorio rappresenta un avamposto importante. Anche le nuove forme di comunicazione e linguaggi tecnologici sono una grande sfida educativa, ma non riducono l’importanza della relazione. L’oratorio resta un luogo significativo di incontro.

Di fronte a una crisi generale, di valori ma anche economica, si insiste molto sul valore delle relazioni…
È vero, ma nella prospettiva dell’alleanza educativa. Da una parte l’oratorio lo è già, nel senso di comunità educante come dice il nostro Arcivescovo, ma dall’altra vuole anche promuoverla travalicando i confini stessi dell’oratorio, pensiamo in particolare alla scuola, alle famiglie, allo sport.

Il centenario è anche occasione di rilancio della ricca esperienza oratoriana?
Questo anniversario coincide con la prima inchiesta proposta da Odl (Oratori diocesi lombarde), l’organismo di collegamento degli uffici di Pastorale giovanile. È realizzata da Ipsos su un ampio campione di oratori, ben 2500, che sono quasi la metà di quelli presenti sull’intero territorio italiano. Scopo dell’indagine è conoscere il volto dell’oratorio per aggiornare le proposte secondo le nuove esigenze.

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