Per la prima volta nel Rapporto sulle povertà presentate esperienze di solidarietà familiare, alcune attive da anni, altre sorte in tempo di crisi. Parlano don Roberto Davanzo, Luciano Gualzetti, Elisabetta Larovere e Luca Stanca

di Luisa BOVE

don roberto davanzo

“Reti di solidarietà: una risorsa contro la crisi”, questo il titolo dell’XI Rapporto sulle povertà a cura dell’Osservatorio diocesano di Caritas Ambrosiano presentato questa mattina a un centinaio di operatori dei Centri di ascolto e non solo. «È grazie a voi», ha detto il vicedirettore Luciano Gualzetti, «al lavoro che svolgete e ai dati che avete inviato alla segreteria che è stato possibile pubblicare il Rapporto».

L’indagine nasce dai dati forniti da 59 dei 324 Centri di ascolto sparsi su tutto il territorio della diocesi e dai tre servizi di Caritas Ambrosiana: Siloe (per persone e famiglie residenti con problemi di casa, lavoro…), Sai  (per gli immigrati) e Sam (per i senza tetto). Il numero di utenti coinvolti invece è stato di 16.751.

«Dopo dieci anni», continua Gualzetti, «proponiamo nel Rapporto un tema che ci sta molto a cuore: le tante esperienze e le buone prassi, spesso sconosciute, che esistono sul territorio e che sono nate dal basso». L’idea è quella di diffonderle perchè «rispondono alle necessità di oggi».

In un decennio sono nate tantissime realtà, che il Censimento socio-assistenziale chiama “altre strutture” di assistenza non residenziale, passate da 2.500 (1999) a 6.000  (2009) oppure i servizi mensa/distribuzione viveri lievitati da 700 a 2.300. Tante di queste iniziative sono state avviate a partire dalla sollecitazione della diocesi e dal Fondo famiglia-lavoro. «Lo scopo della Caritas è infatti quella di educare tutte la comunità ad assumersi le proprie responsabilità e di accogliere il povero, per essere davvero cristiane».

Elisabetta Larovere dell’Osservatorio presenta nel dettaglio i risultati dell’indagine (cfr. le slides a fianco) con brevi commenti a margine. La relatrice fa anche notare che il Fondo famiglia-lavoro ha attirato un certo numero di utenti, tanto che per la prima volta dal 2008 si registra un lieve calo nei centri Caritas. Il Rapporto, aggiunge, «contiene anche un approfondimento qualitativo sui progetti e le 8 esperienze del territorio». Una rilettura affidata ad Alessandra Tufigno dell’Ufficio Caritas cui fanno capo tutti i Centri di ascolto, e Matteo Zappa dell’Area minori.

Nella mattinata sono state presentate due realtà, una nata a Milano sette anni fa nella parrocchia San Nicolao della Flue (decanato Forlanini) grazie alla stretta collaborazione tra la scuola San Francesco d’Assisi con alcune insegnanti molto attive, l’oratorio e diverse famiglie della comunità. Ne hanno parlato Silvia Raffa (insegnante) e Silvia De Simone (psicologa) tra le promotrici del progetto “Famiglie solidali”, nato e condotto con spontaneità e senza schemi preconfezionati. Tutto è basato sulla relazione e su un aiuto alle famiglie con figli in difficoltà, senza tuttavia che queste si accorgano di un intervento mirato. Il sostegno sembra spontaneo e frutto di un’amicizia tra figli e genitori e non la risposta a una difficoltà colta e segnalata dalla scuola stessa. Entro l’anno le famiglie solidali (oggi 35) si costituiranno in associazione, ma non intendono perdere nulla dello stile familiare e spontaneo.

“La casa di Pollicino” invece attiva a San Vittore Olona e a Cerro Maggiore (decanato Legnano) è nata nel 2000 e si è costituita in associazione due anni dopo. «È un’alleanza tra famiglie», dice Alberto Fedeli, «non di assistenza, ma di aiuto reciproco». Sul territorio sono presenti molti stranieri, soprattutto magrebini, e tra italiani e stranieri nascono rapporti di solidarietà e di mutuoaiuto. L’idea è nata spontanea da alcune giovani coppie con figli piccoli che hanno deciso di mettersi in gioco. Oggi sono 40 le famiglie coinvolte, si va dalla cura dei più piccoli, baby sitter, Gas e microcredito… Qualche anno fa l’associazione ha creato anche un asilo nido (accreditato), in seguito affidato a una cooperativa sociale perché richiedeva troppe energie di gestione.

È toccato a Luca Stanca, economista dell’Università Bicocca, tentare di calcolare «il valore economico della solidarietà e della gratuità». Ci sono in realtà costi che non si possono quantificare, ha ammesso, «perché sono fuori mercato», e d’altra parte è troppo poco parlare solo di «dimensione morale o etica». Tuttavia è innegabile, dichiara Stanca, che «la gratuità e la solidarietà hanno un valore economico in termini di efficienza, che spesso si tende a sottovalutare».

Inoltre va calcolata è la «soddisfazione» e la «felicità» che con strane alchimie l’economista ha misurato rilevando che è maggiore nelle relazioni familiari e nel mondo del volontariato (più che nel tempo trascorso con colleghi e amici). Il volontariato in ambito parrocchiale e sociale è risultato di maggiore soddisfazione delle attività sportive, politiche, culturali, artistiche…

È evidente che i Centri di ascolto Caritas «sono ineludibili», ha commentato il direttore don Roberto Davanzo, tuttavia non sono le uniche realtà presenti. Non solo devono intercettare il bisogno, ma leggerli “scientificamente” per diventare capaci di risposte solidali, che se valgono poco in termini economici, tuttavia hanno un valore incommensurabile».

Oggi la pubblica amministrazione è in difficoltà, aggiunge Davanzo, e ora le parti si sono invertite: non sono più le Caritas a inviare gli utenti ai servizi del territorio, ma il contrario. «Allora studiateci e valutateci», dice, «osservando le molte esperienze di solidarietà e diffondetele». Quindi conclude: «A fianco delle smart city (città belle, intelligenti, tecnologiche, ecologiche…) devono nascere le smart community, cioè comunità coese per non lasciare sole le persone, creando benessere e felicità». 

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