Dal 3 al 6 aprile attesi circa 600 studenti da tutta Europa. Un programma che ha permesso a oltre 3 milioni di giovani di studiare all’estero

di Alberto CAMPOLEONI

Università

Tra non molto l’Italia affronterà il semestre europeo, ma intanto Milano si appresta, già nei prossimi giorni, dal 3 al 6 aprile, a diventare in modo singolare “capitale dell’Europa”.

Infatti, nel capoluogo lombardo sono attesi circa 600 studenti-delegati da tutti i Paesi europei che partecipano al programma “Erasmus”. Sfileranno, gli studenti, con le bandiere per le vie della città, “occuperanno” piazza del Duomo, Saranno accolti ufficialmente con una cerimonia all’Arena dalle autorità. Ci sarà il sindaco, Giuliano Pisapia, naturalmente, ma anche il ministro della Pubblica Istruzione, Stefania Giannini. E poi gli studenti avranno l’occasione di confrontarsi per qualche giorno in incontri, dibattiti, relazioni, lavori di gruppo. Sicuramente non mancheranno i momenti di festa, con la “movida” milanese a fare da sfondo e singolarmente illuminata, questa volta, dalle stelle dell’Europa.

I temi-guida su cui si svilupperanno le discussioni sono diversi, a cominciare dal ruolo della mobilità europea dei giovani per contrastare la crisi (e l’“Erasmus” è proprio un singolare esperimento di mobilità), la promozione territoriale, il rapporto e l’avvicinamento tra mondo universitario e mondo del lavoro, oltre all’alleanza con Expo Milano 2015.

L’incontro degli studenti “Erasmus” è giunto alla 25ª edizione, mentre il programma “Erasmus”, vero e proprio, è partito nel 1987 e ha permesso finora a oltre 3 milioni di studenti di spostarsi e studiare in Paesi diversi dal proprio. Non sono tantissimi, a ben vedere, sull’immensa popolazione di giovani europei (gli “erasmiani” sono tra l’1 e il 3% in Europa), però l’esperienza è particolarmente significativa e fa riflettere in tempi come gli attuali, di fiato corto proprio sui temi dell’Europa. L’idea di fondo del progetto era di muovere le persone oltre alle merci. Muovere le persone e costruire legami, reti, dialoghi tra culture e popoli, a cominciare dai giovani e dalla scuola (l’Università in questo caso). Fatta l’Europa del commercio bisognava/bisogna fare quella dei popoli e la chiave dell’educazione, dello studio, della cultura è la prima da muovere.

Qualche giorno fa Beppe Severgnini sul Corriere della Sera elencava una serie di magagne sulla strada della cultura europea e contro l’antieuropeismo montante richiamava la «la generazione Erasmus», quei giovani che in Europa hanno condiviso «le piazze, le aule, gli appartamenti», a farsi sentire. «Ha l’obbligo e l’onore – scriveva – di difendere ciò che ha contribuito a costruire».

In affetti il progetto “Erasmus” è stato ed è un laboratorio vivo di integrazione e inclusione. Da sempre incontra anzitutto problemi economici (i fondi Ue non sono sufficienti) ed è una buona notizia quella che riferisce del nuovo progetto “Erasmus Plus”, appena varato, con un budget ben superiore al passato. Una buona notizia, capace di ridare slancio, insieme all’entusiasmo che sicuramente riverseranno i giovani europei nelle strade di Milano, ad un cammino di costruzione dell’Europa che oggi segna il passo, frenato da scetticismi nazionali e severe crisi economiche e politiche.

Ripartire dai giovani, dall’educazione, dalla cultura. Ripartire dall’idea della possibile costruzione di una comunità: questo è il messaggio che viene dall’“Erasmus network”, alla vigilia, tra l’altro, delle prossime elezioni per il Parlamento europeo. Un “sogno”, che può avere però contorni molto concreti.

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