L’appello di monsignor De Scalzi dalla Casa della Carità, «un luogo in cui si sperimenta l’accoglienza», come ha detto don Colmegna. Anche il Comune collabora all’ospitalità

Family 2012

Monsignor Erminio De Scalzi, presidente della Fondazione Milano Famiglia 2012, lancia un appello ai milanesi perché aprano le porte delle loro case ai partecipanti all’Incontro mondiale delle famiglie (dal 30 maggio al 3 giugno 2012), stimati in circa un milione. «Basta anche un divano…», ha detto monsignor De Scalzi nel corso dell’incontro svoltosi stamane alla Casa della Carità. «Mancano meno di 200 giorni – ha sottolineato ancora De Scalzi -. L’evento riguarderà tutti, italiani e non, credenti e non credenti, cristiani e appartenenti ad altre religioni».

Servono 100 mila famiglie che diano ospitalità alle persone provenienti da altre parti d’Italia e da tutto il mondo. L’organizzazione vuole garantire a tutti un luogo per soggiornare gratuitamente, in modo da favorire anche chi proviene da Paesi meno ricchi. «Cerchiamo famiglie che accolgano altre famiglie – ha detto De Scalzi -. Serve un’ospitalità fisica e un’ospitalità del cuore. Chi offrirà accoglienza finirà per lasciarsi interpellare dagli stili di vita personali e familiari diversi dai nostri e anche per riscoprire virtù familiari come la semplicità e la sobrietà andate perdute da noi in Europa». Ha aggiunto monsignor De Scalzi: «Milano è una città con tanti abitanti senza casa e tante case senza abitanti, mi piacerebbe che l’Incontro mondiale delle famiglie diventasse occasione per aprire queste case».

Il termine per dare disponibilità all’accoglienza è fissato per il 31 marzo, ha spiegato don Luca Violoni, segretario generale della Fondazione Milano Famiglie 2012. Si può segnalare la disponibilità a ospitare scrivendo all’indirizzo accoglienza@family2012.com. «Meglio rivolgersi al proprio parroco – ha spiegato don Luca  -, che ci girerà i nominativi delle persone disponibili. Poi noi li contatteremo direttamente». Da monsignor De Scalzi, a questo proposito, una raccomandazione precisa: «Accogliete solo le famiglie che vi mandiamo e che hanno la nostra certificazione». Una mail a cui scrivere per dare la disponibilità ad accogliere è stata attivata anche dal Comune di Milano (ed.incontromondialefamiglie@comune.milano.it).

«La Casa della Carità è un luogo in cui ogni giorno si sperimenta l’accoglienza – ha sottolineato il presidente don Virginio Colmegna -. Non è assistenzialismo, ma cultura, apertura agli altri e a nuovi legami». La Casa registra costantemente il tutto esaurito nell’attività quotidiana di accoglienza a senza dimora e persone emarginate, ma ha ugualmente deciso di riservare uno spazio simbolico per ospitare una famiglia. All’occorrenza, la Casa potrebbe trovare ulteriori posti nella propria rete di seconda accoglienza: una trentina di spazi abitativi sparsi nella città e riservati agli ospiti che escono dalla Casa e vivono un momento di transizione e di completamento del loro percorso di reinserimento, prima di riguadagnare l’autonomia.

«Abbiamo aderito all’appello per l’accoglienza delle famiglie che arriveranno da tutto il mondo per incontrare il Santo Padre perché noi viviamo di ospitalità – ha rilevato don Virginio -. Ricevendo ogni giorno persone in difficoltà ci rendiamo conto della fragilità delle famiglie. La rottura dei legami genera quella povertà relazionale che spesso è la prima tappa di percorsi di discesa sociale che conducono all’emarginazione e alla povertà materiale. Per questo noi puntiamo sulla famiglia come soggetto attivo di accoglienza, che si prende cura, che aiuta e non abbandona cercando anche il sostegno delle politiche sociali». Inoltre la Casa, insieme alle parrocchie Santa Maria Rossa e Gesù a Nazareth e alle associazioni “Volontari Casa della carità” e “Amici Casa della Carità”, si è impegnata in un’attività di sensibilizzazione alle famiglie della zona di Crescenzago, perché si aprano all’accoglienza. 

La disponibilità ad accogliere è già stata data da Tiziana Scardilli, che lavora alla Casa della Carità: «Abbiamo due bambine piccole e un appartamento di tre locali. Ma le dimensioni non devono preoccupare: accogliete, le difficoltà si superano». «L’eredità più importante che può lasciare a Milano l’Incontro mondiale è la nascita di centri di accoglienza per le famiglie in difficoltà»: è l’augurio di don Massimo Mapelli, vicepresidente della Casa della Carità, unica realtà a Milano ad accogliere coniugi con figli. Tutti gli altri centri che assistono poveri ospitano donne e uomini separatamente: così molti, soprattutto i rom, rifiutano perché non vogliono separarsi. «È un problema di questa città», ha concluso Mapelli.

Anche il vicesindaco di Milano Maria Grazia Guida si è resa disponibile a ospitare una famiglia: «Questa è l’occasione perché la città rifletta sulle chiusure degli anni scorsi. L’amministrazione fin dai primi giorni del proprio insediamento si è messa al servizio della Fondazione Milano famiglie 2012 e del Prefetto, che è il commissario straordinario per l’evento, affinché la complessa macchina organizzativa sia in grado di accogliere il grande numero di persone previste. Ora rilanciamo l’appello alla città perché si apra alle famiglie che arriveranno». Per quanto riguarda il Parco Nord nei pressi dell’aeroporto di Bresso – area in cui si svolgeranno le celebrazioni presiedute dal Papa -, il vicesindaco ha assicurato che «sarà pronta la linea 5 della metropolitana. Stiamo lavorando con Milano ristorazione per la fornitura dei pasti». Tra le iniziative annunciate dal vicesindaco vi è anche la messa a disposizione delle strutture delle Scuole dell’infanzia per l’animazione e l’accoglienza e l’attivazione di tutor che possano assistere gli anziani soli nel mettere a disposizione le loro case.

A gennaio sono in programma 8 serate in diverse città della diocesi di Milano per sensibilizzare all’accoglienza e chiarire le modalità di partecipazione.

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