Don Claudio Burgio, direttore della Cappella del Duomo, ricorda il valore sociale e di annuncio evangelico dell’opera svolta dal suo predecessore

di Annamaria BRACCINI

Don Claudio Burgio

Domenica 2 novembre il suo nome verrà iscritto solennemente nel Famedio del Cimitero Monumentale, il “Pantheon” cittadino dei Grandi di Milano, dopo la decisone della Commissione Consultiva del Comune, che l’ha approvata all’unanimità. Monsignor Luciano Migliavacca, Maestro di Cappella della Cattedrale dal 1957 al 2008, sacerdote ambrosiano, educatore, musicista e compositore, entra così a far parte di coloro che onorano Milano agli occhi del mondo.

«Sarà una grande emozione specie per noi che lo abbiamo conosciuto come maestro e amico»: lo dice, con un filo di emozione, don Claudio Burgio, che di monsignor Migliavacca è l’attuale successore alla guida della Cappella del Duomo e che fin da ragazzo ha potuto «imparare tanto dai suoi insegnamenti», spiega.

Monsignor Migliavacca è stato e rimane figura di assoluto rilievo nel panorama della composizione sacra contemporanea. Ancora pochi giorni fa i canti della sua Messa dialogata sono stati eseguiti nella Celebrazione di ringraziamento per la beatificazione di Paolo VI. Quale fu l’aspetto peculiare della sua creatività artistica?
Credo che per comprendere a pieno il suo ruolo rilevantissimo sia necessario richiamare anche il valore sociale dell’opera che ha compiuto. Ha formato generazioni di ragazzi al gusto per la cultura e il bello, realizzando nei 41 anni alla guida della Cappella una precisa azione di annuncio evangelico. In questo orizzonte, vorrei ricordare che monsignor Migliavacca ha saputo suscitare molte vocazioni, anche sacerdotali.

In che cosa la sua produzione musicale liturgica fu innovativa?
Fu tra i primi compositori in Italia a recepire la bellezza del Concilio, traducendone musicalmente le istanze. Infatti, subito iniziò a comporre in lingua italiana e a prevedere canti per l’assemblea. Di solito lo si ricorda per i brani più arditi, riservati alla Cappella Musicale, ma in realtà ha avuto un forte impatto nel campo della liturgia assembleare, lasciandoci testimonianze significative di come si possa comporre per la vita ordinaria delle parrocchie.

Un ricordo personale?
Non uno, ma moltissimi. Sono cresciuto sotto la sua direzione, ma soprattutto mi ha trasmesso una passione per il Vangelo che è diventata la mia vocazione in continuità con la sua. Spero di continuare la sua preziosa opera sempre mosso da quella che mi piace chiamare «un’intelligente cura educativa». Per i ragazzi di ieri e di oggi saperlo al Famedio è un riconoscimento e un modo per sottolineare la sua esemplarità, da conoscere e ri-conoscere in un valore che non perde di attualità.

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