di Felice Asnaghi

Nel naufragio dell’ottobre 2013 al largo di Lampedusa sono morti in 366. Come migliaia di altre persone che arrivano in Italia dal mare, i sopravvissuti si sono rivolti a Mussie Zerai, un prete eritreo che aiuta i migranti in difficoltà.

Il giornalista inizia il suo articolo raccontando la storia di un gruppo di eritrei che dalla loro nazione hanno raggiunto l’Italia affrontando mille difficoltà. Erano in 131, lasciati alle spalle l’Eritrea, attraversano il deserto a piedi con poca scorta di viveri e penuria di acqua. Dal Sudan, attraverso il deserto del Sahara arrivano in Libia. Qui il gruppo è stato aggredito da uomini armati ed imprigionato. Erano sbandati somali che chiedevano un riscatto di 3.300 dollari a persona per la liberazione. I familiari riescono a recuperare i soldi e per il gruppo si aprono le porte della traversata del Mediterraneo. Gli scafisti intascati i 1600 dollari a testa, caricano il gruppo con altre centinaia di persone su una “carretta”. A ridosso delle coste di Lampedusa la nave inizia a imbarcare acqua, il capitano brucia un lenzuolo per segnalare che c’è bisogno di aiuto, la gente alla vista del fuoco si fa prendere dal panico e precipita verso la prua che affonda per il troppo carico, la barca si capovolge ed è una strage.

A Friburgo, verso le nove di mattina del 3 ottobre 2013, il telefono di padre Mussie Zerai comincia a squillare ripetutamente. Le chiamate arrivano da Svezia, Norvegia, Eritrea, Sudan e Italia e in particolare da Lampedusa. Una barca ha preso fuoco ed è affondata portando con sé almeno 111 persone.

Negli ultimi venti anni nel Mediterraneo sono affogati ventimila migranti e se non ci fosse questo prete sarebbero molte di più. Tutti hanno il suo numero di cellulare satellitare, tutti lo chiamano e lui, giorno e notte, coadiuvato da un gruppo di volenterosi, è sempre pronto a dare una mano. Il sacerdote è imperterrito nel segnalare alle autorità italiane le coordinate dei barconi, o a denunciare la mancanza di soccorsi attraverso i mezzi di comunicazione. Il suo operato ha permesso di salvare almeno 5mila persone.

Zerai è nato a l’Asmara nel 1975, orfano di madre, il padre dopo un periodo passato nelle prigioni marxiste, riesce a fuggire in Italia corrompendo le guardie. Lui, con i suoi fratelli, cresce con la nonna, una donna forte e religiosa. A quasi vent’anni deve lasciare il paese e arriva in Italia come rifugiato politico. A Roma conosce un prete britannico, si impegna in parrocchia a favore dei bisognosi fino a decidere di farsi prete nell’ordine di Giovanni Battista Scalabrini. Poi, dopo molti anni vissuti a Roma, viene trasferito in Svizzera e da Friburgo, oltre al suo impegno di parroco, coordina le attività in favore dei profughi.

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