Lo scorcio ritratto da Angiolo D'Andrea, infatti, è quello della cattedrale di Modena e non della basilica milanese, come invece riportato nel catalogo della mostra...

di Luca FRIGERIO

Visitando la bella mostra dedicata ad Angiolo D’Andrea, in corso a Palazzo Morando, e sfogliando il relativo catalogo, l’una e l’altro curati dal professor Luciano Caramel (già ordinario di Storia dell’arte moderna alla Cattolica di Milano), non abbiamo potuto fare a meno di notare un errore nella titolazione di un dipinto (e quindi nell’individuaizone del relativo soggetto), basata forse su un vecchio appunto (come ci ha comunicato Kevin Mcmanus).

Si tratta del quadro pubblicato al numero 12 sul catalogo, nella sezione 2a (L’architettura e la scultura nella pittura, 1906-1930. Milano, 1906-1930), con il titolo Il pulpito di Sant’Ambrogio, con riferimento, cioè, all’ambone della basilica milanese, essendo l’opera esposta in mostra, e collocata in catalogo, accanto ad altri lavori ambrosiani di D’Andrea (dal Duomo di Milano al Naviglio).

Tale titolazione, tuttavia, è evidentemente sbagliata, poiché il dipinto, come si può desumere anche dal confronto fra le immagini che qui proponiamo, non raffigura l’interno della basilica di Sant’Ambrogio a Milano né l’ambone romanico in essa custodita, bensì l’interno del Duomo di Modena, e in particolare il pontile di scuola campionese con scene della Passione di Cristo e, al centro, una mirabile rappresentazione dell’Ultima Cena.

A ben osservare l’opera, inoltre, si può notare come davanti al pontile l’artista abbia raffigurato quello che sembra essere un ponteggio: il pontile della cattedrale di Modena, infatti, smontatato alla fine del XVI secolo, venne ricostruito in quella posizione da Tommaso Sandonnini fra il 1916 e il 1921. Operazione a cui il nostro Angiolo D’Andrea avrebbe potuto assistere personalmente, realizzando appunto questo scorcio modenese. La qual cosa, dunque, potrebbe posticipare, seppur di poco, anche la datazione del quadro proposta in mostra (1900-1915).

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