Le parole del cardinale Scola all’apertura del convegno filosofico-teologico “Religioni, libertà e potere”. Il cardinale Tauran: «Non vergogniamoci di manifestare la nostra fede, la religione non va relegata nel privato»

di Filippo MAGNI

convegno “Religioni, libertà e potere”

«La libertà religiosa è in cima ai diritti fondamentali dell’uomo. Se viene minacciata e manca, in qualunque parte del mondo, fa crollare tutta la scala dei diritti umani». Nell’introdurre i lavori del convegno filosofico-teologico “Religioni, libertà e potere” nell’aula magna dell’Università Cattolica di Milano, il cardinale Angelo Scola prende ispirazione da Giovanni Paolo II.

«Oggi – continua l’Arcivescovo – ci troviamo di fronte a un attacco alla libertà religiosa nei Paesi in cui sono in atto conflitti». Non solo: «L’attacco ha radici anche in Europa», è necessario esserne consapevoli e affrontare il fatto «senza vittimismi». È la natura stessa del mondo in cui viviamo a richiederlo, precisa Scola: «Siamo consapevoli che viviamo in una società plurale, nella quale siamo chiamati a fare proposte e a dialogare con tutti». Senza «cercare egemonie», ma piuttosto puntando a «far vedere che la sequela di Cristo esalta l’umano».

La libertà religiosa è necessaria, secondo Scola, «e l’adesione al culto si deve poter esprimere sia nella sua dimensione personale, sia in quella comunitaria». Anche al fine di «impedire che i confini socio-politici siano quelli entro cui ridurre la persona umana».

L’Arcivescovo affida infine l’espressione del proprio pensiero alle parole di Papa Francesco (rivolte agli amministratori brasiliani): «Un Paese cresce quando dialogano in modo costruttivo le sue diverse ricchezze culturali: la cultura popolare, la cultura universitaria, la cultura giovanile, la cultura artistica e la cultura tecnologica, la cultura economica, la cultura della famiglia e la cultura dei media… È impossibile immaginare un futuro per la società senza un forte contributo di energie morali in una democrazia che rimanga chiusa nella pura logica o nel mero equilibrio di rappresentanza di interessi costituiti. Considero fondamentale in questo dialogo anche il contributo delle grandi tradizioni religiose, che svolgono un fecondo ruolo di lievito della vita sociale e di animazione della democrazia. Favorevole alla pacifica convivenza tra religioni diverse è la laicità dello Stato, che, senza assumere come propria nessuna posizione confessionale, rispetta e valorizza la presenza della dimensione religiosa nella società, favorendone le sue espressioni più concrete».

«La fede è una forza per costruire la pace»

La relazione d’apertira del convegno tocca al cardinale Jean-Louis Tauran, presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo interreligioso, che esordisce con un dato impressionante: «Sono più di 300 milioni i cristiani oggi oggetto di persecuzione o discriminazione». Un numero che gli fa aggiungere: «Il diritto dell’individuo alla liberta di religione è uno dei più antichi diritti fondamentali, ed è anche purtroppo il più violato, oggi».

Non si pensi solo alle persecuzioni cruente: «Spesso sono subdole». Accadono quando «la religione è considerata un problema e quindi si cerca di relegarla nel privato». Mentre la fede «richiede di essere espressa pubblicamente, in maniera visibile. Principalmente attraverso il culto». Finché i gruppi religiosi «non minacciano l’ordine e la sicurezza pubblica», allora «hanno diritto di esistere». Si tratta, secondo Tauran, «di un diritto naturale legato alla persona del cittadino indipendentemente dal contenuto delle sue convinzioni religiose. Il credente gode del il diritto a non essere disturbato dall’autorità civile in quanto non costituisce una turbativa all’ordine pubblico costituito».

Perché si possa parlare di libertà religiosa, precisa il Cardinale richiamando i dettami della dottrina della Chiesa, sono necessari quattro presupposti. Innanzitutto la libertà della persona nell’adesione alla fede. In secondo luogo la specificità dell’approccio religioso, che renda chiara la distinzione tra religione e potere politico. Terzo presupposto è la dimensione cattolica, universale della Chiesa che riassume tutte le particolarità culturali, etniche, nazionali o statali. Quarto e ultimo, la libertà di organizzarsi secondo i propri criteri.

In questo quadro risulta decisiva la novità della decisione di Costantino, nel 313 d.C.: «Da quel momento – spiega Tauran – lo Stato non si identifica più in una religione particolare e riconosce ai sudditi un diritto loro proprio e anteriore allo Stato stesso». Quale tipo di cooperazione, dunque, è chiesta ai responsabili del potere politico e delle comunità? «Governanti e pastori devono intrattenere un rapporto reciproco e di fiducia – risponde – perché sono entrambi al servizio della stessa persona, il cittadino e credente. Che da parte sua deve rispettare l’ordine sociale, i valori della democrazia».

Non si creda però che il riconoscimento dei diritti dei credenti sia una “concessione” che toglie qualcosa alla società. «La fede – afferma il Cardinale – è una forza per costruire la pace». Le comunità, date le loro convinzioni sul valore dell’uomo, «sono un capitale per la costruzione di un mondo pacificato e pacifico. I credenti che si incontrano costituiscono un vantaggio per la società: quasi tutte le religioni predicano la fraternità e rifiutano la violenza gratuita». Un atteggiamento che permette «di valorizzare il meticciato in atto nelle società odierne», precisa.

In conclusione, il cardinale Tauran propone alcuni atteggiamenti per far sì che la libertà di culto sia presente e concreta: «Non essere timidi nel rivendicare la libertà di credere e non credere». E ancora: «Non vergogniamoci di manifestare la nostra fede, perché abbiamo bisogno di testimoni, più che di maestri». Infine, «non sottovalutiamo l’impatto politico che le assemblee liturgiche hanno anche sulle persone meno religiosamente motivate». Così sarà possibile, aggiunge, «ricordare a tutti il carattere unico e sacro di ogni persona umana, creata a immagine di Dio. Rivendicare la libertà. Dare prova di creatività. Promuovere il rispetto del diritto. Mantenere la distinzione tra temporale e spirituale». Perché «se togliete la religione da una società, l’uomo diventerà presto una merce». 

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