Il lavoro viene svolto in équipe. Per l'utente un percorso personalizzato


Redazione

10/07/2008

Risale ai primi anni Settanta il consultorio familiare di Lecco (via Bezzecca 22, tel. 0341.368088). Nato su iniziativa spontanea come gruppo di ascolto, nel 1978 si è costituito in associazione e l’anno successivo ha ottenuto il riconoscimento dalla Regione Lombardia. Nel dicembre 2001, grazie alla nuova normativa, il consultorio lecchese è stato tra i primi centri a essere accreditato.

«Oggi abbiamo 5-600 utenti all’anno per 3500 prestazioni in ambulatorio – spiega il presidente Francesco Zamperini -, mentre altre 600 persone ci interpellano per l’educazione alla salute e al parto, la formazione al matrimonio e i corsi per fidanzati». Nell’arco di un anno le serate organizzate vanno da un minimo di 20 a un massimo di 50, senza contare gli incontri con gli studenti: «Alcune scuole sono nostre affezionate “clienti”».

Il consultorio è aperto dal lunedì al venerdì (dalle 8.30 alle 12.30 e dalle 14.30 alle 19) grazie alla presenza di 13 psicologi, 2 psichiatri e 2 assistenti sociali. «Noi riceviamo tutti su prenotazione – dice Zamperini -, questo ci permette di organizzarci meglio».

Il lavoro è svolto in équipe e quando gli operatori decidono il percorso per l’utente «vengono attivate le competenze interne al consultorio, oppure si sollecitano le strutture pubbliche perché svolgano il loro mestiere».

Le persone che si rivolgono al centro hanno soprattutto «problemi di relazione interpersonale, poi andando a fondo emerge che nei due terzi dei casi si tratta di rapporti di coppia».

A frequentare il consultorio familiare sono soprattutto le donne, «ma spesso la consulenza viene allargata alla coppia – dice il presidente -. Poi arrivano anche minori che hanno difficoltà di apprendimento scolastico».

Il 90% degli utenti giunge al centro attraverso il passaparola di chi c’è già stato e si è trovato bene. Raramente la segnalazione arriva dalle parrocchie: «Nelle chiese non si vedono affisse neppure le locandine del nostro consultorio, che pure serve quasi tutta la zona pastorale di Lecco, perché esistono solo altri due centri Felceaf, nei decanati di Erba e di Merate».

Secondo Zamperini. «anche negli oratori si dovrebbe fare qualcosa di più. Varrebbe la pena riprendere in mano la situazione e supplire a quella che è una carenza della società, che non offre più una formazione coerente con l’etica cristiana. Ma il consultorio non può imporre la sua presenza in un oratorio, deve essere chiamato».

«Tra i nostri progetti c’è anche quello di sviluppare una diffusione sul territorio dei metodi naturali – continua il presidente -, ma non solo in funzione della regolazione della fertilità in senso negativo. Il sogno è di utilizzare queste metodologie per la finalità opposta, perché oggi il problema è la fertilità della coppia».

Non solo perché ci si sposa più tardi, «ma per un utilizzo di contraccezione precoce e così quando la coppia decide di avere figli, questi non arrivano, anche se non ci sono anomalie dal punto di vista fisico o patologico». (l.b.)

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