Domenica prossima l’apertura ufficiale delle attività educative in tutta la Diocesi, che quest'anno saranno ispirate dall’iniziativa pastorale «Il campo è il mondo»

di Cristina CONTI

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Le feste di apertura nei mille oratori della diocesi, nel calendario diocesano domenica 29 settembre, danno lo slancio a tutte le attività dell’anno ispirate dall’iniziativa pastorale «Il campo è il mondo» e dalla proposta «A tutto campo». Per la preghiera, il gioco, l’animazione della Messa, il mandato educativo, l’intera giornata e le settimane che seguiranno si rimanda agli approfondimenti in allegato nel box a sinistra. La pubblicazione «A tutto campo» è invece disponibile presso la libreria «In dialogo» in via S. Antonio 5 a Milano. È stata realizzata anche la colonna sonora dell’anno oratoriano raccolta nel Cd «A tutto campo».

Alla Bicocca coltivano per davvero il grano del Vangelo

Coltivare un campo di grano per capire più a fondo il Vangelo. È l’iniziativa dell’oratorio della parrocchia San Giovanni Battista alla Bicocca. Per tutto l’anno i ragazzi semineranno il terreno che circonda la Chiesa e aiutati da esperti agronomi, che supporteranno tutto il procedimento, seguiranno le fasi della crescita della coltura. «L’idea è legata all’icona di quest’anno, il grano e la zizzania. Volevamo far provare concretamente ai ragazzi cosa vuol dire ogni fase del lavoro nei campi. Speriamo che venga bene: mi hanno assicurato di sì», spiega don Alberto Carbonari.

Le parabole del seme, i chicchi, la zizzania, la mietitura. La metafora del grano compare molto spesso nel Vangelo. Ma nelle città di oggi, dove a dominare sono il cemento e la tecnologia, è difficile rendersi conto di che cosa voglia dire coltivarlo. «La nostra attività nel campo seguirà le fasi dell’anno pastorale. Periodicamente ci ritroveremo davanti al terreno seminato per pregare e leggere il Vangelo. Iniziamo a fine settembre: prepareremo il terreno per la semina, con la riapertura e la festa dell’oratorio», aggiunge don Carbonari. Scegliere il terreno, procurarsi il grano, togliere le erbacce, rivoltare la terra e concimarla. «Con uno spirito di attenzione e osservazione possiamo comprendere ancora meglio cosa vuol dire essere dei semi che Gesù pianta nel mondo», spiega.

A fine ottobre, in concomitanza con la giornata missionaria mondiale, ci sarà la semina. Mentre nella seconda metà di novembre, con l’inizio dell’Avvento, il grano germoglierà. «Per meditare meglio sul tema della venuta di Gesù, raccoglieremo i ragazzi attorno al campo e faremo una preghiera, leggendo il passo di Isaia 11,1-10 che parla del “germoglio di Iesse”, un’efficace immagine biblica che annuncia la venuta del Messia Gesù nel mondo. Lui, infatti, è il germoglio che il Padre ha seminato nella terra per la nostra salvezza, il modello di uomo vero che va seguito e ascoltato», sottolinea don Carbonari.

In primavera, insieme alle piantine, spunteranno anche le erbacce e la zizzania. E verrà la tentazione di strapparle ma, come dice Gesù, non va fatto e bisogna sopportare con pazienza, altrimenti si compromettono le piantine, che invece sono ben radicate nel terreno. Ad aprile finalmente arriverà la spiga di grano. «Il frutto del cammino di morte e resurrezione, che Gesù ha vissuto per amore nostro e che in questo tempo noi celebriamo e riviviamo», continua.

Con la festa di fine anno e la Pentecoste, arriverà il momento della mietitura. Le spighe verranno tagliate con la falce, si separerà il grano dalla zizzania e con il setaccio il chicco dalla pula. «Cercheremo di sottolineare a questo punto la gioia di essere buon grano, che è stato seminato da Gesù, e questo essere splendenti come l’oro, per illuminare tutti i contesti di vita con la speranza del Vangelo», precisa don Carbonari.

Formazione cristiana, educazione nella fede, coinvolgimento delle famiglie. Soprattutto in un quartiere di periferia oggi è importante organizzare momenti di riflessione e di  partecipazione attiva che i ragazzi possano condividere con i loro genitori. «Oggi adolescenti e giovani sono molto attenti e desiderosi di camminare. Hanno bisogno di essere accompagnati con figure adeguate, attente alla vita quotidiana e alla realtà del territorio», conclude don Carbonari.

A Mariano Comense il murales con il logo

Sarà un murales ad aprire le attività dell’oratorio a Mariano Comense. Il logo della Fom (Fondazione Oratori Milanesi) verrà dipinto su un edificio a due piani. Un’iniziativa a cui partecipano tutti gli animatori. «È ormai una tradizione per ricordare che il nostro cammino si inserisce in quello di tutta la Diocesi. Un segnale per chi entra alla festa di apertura dell’oratorio», commenta don Raffaele Lazzara. Ogni anno un’azienda specializzata imbianca il muro su cui era dipinto il logo dell’anno precedente. Alla sera viene proiettato il nuovo simbolo sul muro e si disegnano i contorni. Mentre i ragazzi lo colorano nel tempo libero.

Un modo per avvicinarsi ai ragazzi attraverso una delle modalità espressive più diffuse nel nostro tempo. Un appuntamento che segna l’inizio di un nuovo anno, in cui tutti sono chiamati a partecipare attivamente con la propria creatività. Al murales lavorano i giovani dell’unità pastorale giovanile di Mariano Comense e Cairate, che comprende gli oratori di San Luigi, San Rocco, Sant’Ambrogio e San Giovanni Bosco.

Il logo di quest’anno si intitola «A tutto campo» e rappresenta un cerchio azzurro, con una spiga di grano e alcuni simboli, che ricordano i principali luoghi della vita di ciascuno. «Il cerchio segna un mondo che cerca ancora la sua armonia e può trovarla soltanto se tutte le persone che ci capita di incontrare, a partire dai più piccoli e dai più giovani, possono avere l’occasione di conoscere Gesù e accoglierlo con fede, lasciando che sia Lui a dare forma all’esistenza di ciascuno», spiega don Lazzara. Le sagome che vengono rappresentate parlano della vita dei ragazzi che al mattino ritrovano la loro famiglia, vanno a scuola, condividono con i compagni di classe e gli insegnanti molte ore della loro giornata, si impegnano nello studio, nelle loro attività, per poi ritrovarsi alla domenica in oratorio. «I ragazzi che abitano nel nostro territorio, nelle nostre città, sperimentano sulla loro pelle i messaggi, spesso contraddittori, che provengono dai media e dalla società. Hanno bisogno di giocare, di non restare soli in casa, di incontrare dei testimoni che propongano loro uno stile di vita bello che nasce dal Vangelo. Hanno bisogno di uno spazio in cui vivere le relazioni, coordinati da genitori e adulti», conclude don Lazzara.

Ed è proprio dentro questo contesto multicolore, che è la vita, che i ragazzi sono chiamati a riconoscere il campo in cui devono mettersi in gioco.

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