Don Andriolo e i coniugi Magni, I responsabili diocesani, presentano il tema della Festa che la Chiesa ambrosiana celebra domenica. Un invito a riflettere sul valore della testimonianza. Alcune attenzioni per le Messe

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«L’accoglienza come stile di vita» è il tema della Festa della famiglia, che la Chiesa ambrosiana celebra domenica 29 gennaio. Prende spunto dalla frase evangelica «Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato» (Mt 10,40) e sarà sviluppato a partire dall’esperienza di «accoglienza» che si genera quotidianamente in una famiglia, dove molti gesti ordinari hanno proprio questo valore.

Quanto si sente accolto un genitore che, rientrando dal lavoro, riceve un caloroso saluto sulla porta di casa? Come può non essere valorizzato come gesto di accoglienza l’attenzione che uno sposo/a dimostra al proprio coniuge quando si offre di «sostituirlo» in qualche mansione domestica e non? Quale accoglienza esprime l’attenzione che un figlio sposato offre ai genitori anziani, andando a trovarli o semplicemente nel gesto di una telefonata quotidiana? Quale accoglienza esprimiamo come famiglie quando «apriamo la porta» ai compagni di scuola dei nostri figli? Quando ci offriamo di accompagnare a scuola i figli dei vicini? Quando banalmente aiutiamo la vicina di casa a portare le sacche della spesa?

«Non sono certamente gesti “speciali”, ma, proprio perché inseriti nella ordinarietà, meritano di essere sottolineati per il valore educativo e di testimonianza che trasmettono – spiegano i responsabili del Servizio per la famiglia della Diocesi di Milano, don Luciano Andriolo, Michela e Luigi Magni -. Ci sostiene in questa convinzione il metodo scelto da Gesù, che ha utilizzato spesso esempi e suggestioni molto concrete per aiutare i suoi discepoli a comprendere il messaggio evangelico. Per la Giornata della famiglia riteniamo opportuno quindi suggerire una sottolineatura molto quotidiana del tema, ben consapevoli che l’accoglienza ha molteplici sfaccettature e implicazioni di carattere familiare e sociale».

Alcune di queste sono ricordate anche da papa Francesco nell’esortazione apostolica Amoris Laetitia: il tema della disabilità, della nuova vita che nasce, dell’adozione e affido, della famiglia attenta alle situazioni di disagio… «In questo orizzonte – continuano i responsabili della Pastorale familiare diocesana – vogliamo perciò incoraggiare tutte le famiglie, guidate e accompagnate dalle comunità cristiane, a riscoprire e valorizzare gesti semplici e quotidiani di accoglienza, capaci non solo di generare uno “stile di vita” evangelico, ma anche di testimonianza, che davvero fa della famiglia un “soggetto di evangelizzazione” unico e insostituibile». L’Amoris Laetitia si apre così: «La gioia dell’amore che si vive nelle famiglie è anche il giubilo della Chiesa». «Partendo da questa affermazione – ribadiscono don Andriolo e i coniugi Magni -, ci sembra opportuno insistere perché le famiglie elaborino uno stile di vita che riaffermi nella concretezza la gioia dell’amore vissuto e l’attenzione alle persone che si incontrano nella quotidianità».

Il Servizio diocesano per la famiglia ha scelto da ormai dieci anni di dare come indicazione di collocare in altri momenti dell’anno pastorale la celebrazione degli anniversari di matrimonio. Il motivo viene dall’esperienza pastorale diretta: evitare che il clima di festa prevalesse sul fine riflessivo, di coscientizzazione e di educazione che contraddistingue la scelta tipicamente ambrosiana di estrapolare la memoria liturgica della Santa Famiglia dal periodo natalizio. Si è voluto cioè evitare che tutto l’impegno pastorale si riducesse all’organizzazione di una celebrazione liturgica festosa a cui faceva seguito un grande momento distensivo di condivisione intorno al pasto.

Nel clima culturale in cui ci troviamo è giusto chiedere a questa giornata di essere in tutto e per tutto un annuncio del vangelo della famiglia, rivolto a tutti, e un’occasione di sostegno e di ringraziamento per le tante famiglie che in questa festa vedono celebrato il significato della loro unione. Dentro questo quadro, lo sguardo di misericordia che la Chiesa non abbandona mai (come il Giubileo appena concluso ha ben sottolineato) chiede di non dimenticare le tante persone che vivono la solitudine, la vedovanza, l’abbandono da parte del coniuge, i figli “divisi” tra papà e mamma…

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