Lo afferma Giuliano Vigini, saggista ed esperto di editoria religiosa. Solo così, infatti, insieme all'adeguamento "digitale", i punti vendita legati al mondo cattolico possono affrontare la crisi del settore, che ha origini complesse e lontane.

di Luca FRIGERIO

Libri Salone Torino

«Oggi sulle librerie cattoliche si concentrano problematiche diverse, con fenomeni che si sono acutizzati proprio in questo periodo di recessione». Giuliano Vigini, uno dei maggiori esperti di editoria religiosa in Italia, saggista e docente di storia e sociologia dell’editoria in Cattolica, invita a non semplificare, quando si parla di “crisi” di questo comparto. La situazione è complessa, avverte, e le cause arrivano da lontano.

Dalla nota e scarsa propensione degli italiani a leggere, ad esempio?
Certamente. Il nostro Paese è in fondo alla classifica in Europa quando si parla di lettori e di libri letti in un anno. È un dato culturale che non può non influire, anche pesantemente, sul mercato editoriale. E purtroppo il discorso non cambia quando restringiamo il campo al mondo cattolico, poiché, per molti versi, assistiamo a una sorta di diffuso analfabetismo religioso…

La crisi del comparto librerio, insomma, è “generale”.
Sì, ma le librerie cattoliche devono affrontare anche questioni del tutto particolari. Molte di esse, ad esempio, sono legate a editori o istituti religiosi, dei quali, dunque, seguono le sorti in caso di difficoltà, come è accaduto anche recentemente. C’è poi l’aspetto dei costi di gestione, perché storicamente le librerie cattoliche sono posizionate nei centri storici delle città, spesso proprio a ridosso della cattedrale, quindi con affitti molto onerosi. Senza contare la “naturale” concorrenza fra le librerie cattoliche stesse, che devono “contendersi” un pubblico non certo grandissimo. Fino a qualche anno fa sembrava esserci ancora spazio per tutti, ma oggi, evidentemente, non è più così.

Cosa è cambiato?
L’affermarsi di megastore del libro, ad esempio, e, soprattutto, l’avvento di Internet, con la possibilità per i clienti di accedere a una scelta vastissima di testi che nessuna libreria cattolica potrebbe mai offrire nei propri spazi, acquistando comodamente da casa. In questo le librerie cattoliche, in generale, non sembrano ancora essersi attrezzate come dovrebbero… Ma quelle che l’hanno fatto, oggi sono fra le poche a non risentire dell’attuale stagnazione.

Quindi non è il libro religioso, in quanto tale, a essere in crisi?
Pur considerando la scarsa propensione alla lettura degli italiani, bisogna riconoscere che il libro religioso ha un suo mercato. E se ne sono accorte anche le librerie e gli editori “laici” che sempre più offrono testi di cultura religiosa sui loro scaffali e nei loro cataloghi, anche se, per lo più, si tratta di prodotti di “largo consumo”… È un dato di fatto, ad esempio, che l’esortazione apostolica Evangelii Gaudium ha venduto oltre 600mila copie in pochi giorni, in diverse edizioni. O che, attualmente, sono in commercio oltre 200 titoli su papa Francesco, tutti appena pubblicati.

E questo interesse non basta a sostenere le librerie cattoliche?
No, non è sufficiente. Così come non bastano le vendite nei “momenti forti” dell’anno, in Avvento e in Quaresima, anche perché si tratta per lo più di sussidi dal prezzo di copertina molto contenuto…

Allora, cosa fare?
Rinnovarsi, cambiare strategie, adeguandole alle diverse zone e ai differenti bisogni del pubblico. Fidelizzando i clienti e i lettori, innanzitutto. Le librerie cattoliche, del resto, solitamente hanno già un punto di forza, che consiste proprio nei librai stessi, che non sono semplici “commessi”, come avviene invece ormai nei punti vendita delle grandi catene, ma sono degli esperti che sanno consigliare e indirizzare. E a volte devono perfino fare i… padri confessori!

Siamo, dunque, a una svolta epocale…
Proprio così. Si tratta di una vera e propria sfida, dove la libreria cattolica non può essere più soltanto un luogo che “accoglie” i clienti, ma deve uscire dalle sue stesse mura, portando i libri direttamente alla gente, soprattutto attraverso le parrocchie, collaborando con autori e associazioni. Facendo cultura, insomma. Senza dimenticare la propria natura commerciale, naturalmente.

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