Nella terza domenica d’Avvento il cardinale Scola ha proseguito il suo ciclo di predicazione sul tema “La vicinanza del Mistero”. On line il testo e il video della sua riflessione

Scola_2a Avvento 2011

 

OMELIA DEL CARDINALE SCOLA (testo)

OMELIA DEL CARDINALE SCOLA (video)

 

Nella terza domenica d’Avvento, questo pomeriggio alle 17.30, il cardinale Angelo Scola ha presieduto in Duomo la Messa a cui hanno preso parte diverse migliaia di fedeli.

Durante la celebrazione l’Arcivescovo ha proseguito il suo ciclo di predicazioni sul tema conduttore “La vicinanza del Mistero”, avviato domenica 13 novembre e che proseguirà per tutto l’Avvento ambrosiano. In questa occasione l’omelia del Cardinale si è sviluppata dal passo delle Scritture “Le opere che io sto facendo testimoniano di me”.

«Le opere che Gesù compie rendono testimonianza della vicinanza del Mistero», ha spiegato il Cardinale, rilevando come nel passo del Vangelo di questa domenica d’Avvento si susseguano quattro testimonianze a favore di Cristo: quella di Giovanni Battista, quella del Signore stesso, quella del Padre e quella delle Scritture.

Dato che «testimoniare significa “at-test-are pubblicamente”, cioè affermare per diretta conoscenza come stanno le cose», allora «la testimonianza è il modo più elementare per conoscere la realtà» e, nello stesso tempo, di comunicarla. Quindi la proposta di Gesù «fa leva sulla modalità più semplice di accesso alla verità». Per esemplificare il concetto, l’Arcivescovo ha ricordato come da bambini abbiamo imparato a pronunciare il nostro nome «ascoltando e guardando i genitori», attraverso «un ri-conoscere la testimonianza del papà e della mamma» di cui si prende atto pronunciando il proprio nome e poi comunicandolo pubblicamente.

«La conoscenza che avviene attraverso la testimonianza precede ogni altra forma di conoscenza e di comunicazione: quella scientifica, quella filosofica, quella teologica, quella artistica, ecc…», ha scandito Scola, ritornando su una considerazione già espressa alla recente inaugurazione dell’anno accademico del Politecnico: «I risultati talora strabilianti dell’odierna “tecno-scienza” – penso al campo della biologia, delle neuroscienze, dell’origine e dell’evoluzione del cosmo – se non nascono sul terreno fertile della testimonianza, se perdono di vista la persona e le sue relazioni, possono recare danno». Quindi, «quando la Chiesa mette in guardia da questo rischio non mortifica la scienza, non blocca la ricerca», al contrario invita il ricercatore «a inserirla armonicamente nel contesto di una antropologia ed etica adeguate».

Se allora la testimonianza «si sviluppa all’interno di relazioni buone», l’esperienza della famiglia si rivela decisiva «per l’umana esistenza». I sacerdoti che in queste settimane visitano le famiglie «ci ricordano che ascoltare e guardare Gesù è la via maestra per incontrare la verità». E con la loro testimonianza i cristiani comunicano a tutti gli uomini che «ogni uomo in qualunque momento è in grado di accogliere il dono della fede».

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