“L’attesa dell’ascobaleno in un orizzonte oscuro”Ikonos Editore, Via C.A.Dalla Chiesa 10 – Treviolo (BG) Ottobre 2012 - €. 10,00

Giancarlo Tettamanti
Socio Fondatore Agesc

Il libro che trovate a disposizione rappresenta un pò l’epilogo di un impegno che mi ha coinvolto lungo oltre quarant’anni. Ho cominciato quando è esplosa la cosiddetta rivoluzione culturale del “sessantotto” e, diciamolo, va associativamente concludendosi oggi qui con questo mio intervento riflessivo.

Ultimamente mi sono emarginato a livello associativo per motivi strettamente personali, tra cui la salute e l’età. Nulla di strano: anche i Vescovi – persone importanti – alla mia età vanno in pensione; io, che sono nessuno, ho maggiori ragioni per pensionarmi. E’ giusto lasciare il posto ai più giovani, oggi forse meglio motivati, e certamente non appesantiti da remore e da vischiosità accumulate nel tempo.

In questo atto di personale emarginazione mi sono trovato a riflettere sul lungo impegno in promozione dell’educazione, della famiglia, della scuola, e analizzando i vari passi e i molteplici aspetti delle problematiche affrontate, mi sono detto: perché non stendere per altri quelle poche idee che mi hanno accompagnato in questi lunghi anni di militanza?

E così è nato questo libro che ripercorre l’interesse personale e associativo su aspetti vitali della vita democratica nel nostro Paese, e, lasciatemelo dire, esprime la delusione circa le mancate risposte di una classe politica assente e indifferente, incapace di attendere alle giuste attese della comunità nazionale.

La prima riflessione che mi sono fatto è stata: “che cosa sta particolarmente a cuore all’Agesc?”; “che cosa sta particolarmente a cuore a noi genitori?. In sintesi una risposta che accomuna tutto: all’Agesc, e a noi genitori, sta particolarmente a cuore il principio della libertà di educazione, e la diffusione di una mentalità e di una prassi culturale, e soprattutto politica, che non solo rispetti tale principio, ma lo renda fecondo di opere e di frutti.

La vera libertà della persona umana dipende in gran parte dalla sua educazione: per questo la libertà di educazione e di insegnamento è la condizione e la fonte di ogni altra libertà e quindi, fondamento di una società democratica. L’interesse all’educazione, che ha origine con la nascita di un figlio e che accompagna ogni genitore, non rappresenta affatto un fatto privato, bensì un fatto pubblico.

Il problema è quindi della massima importanza, giacché l’uomo nulla ha di più prezioso della libertà e nulla desidera di più che la perfezione della propria personalità. Quella libertà che motiva e sostiene la responsabilità: infatti la libertà coincide con la fedeltà ad un impegno che investe le manifestazioni esistenziali tutte dell’uomo. La libertà identificandosi con la responsabilità, ne diviene la risposta esistenziale.

Ecco che allora, la priorità dell’impegno formativo ed educativo determina l’importanza della famiglia e della scuola. Ci stanno a cuore il futuro, il tesoro di un patrimonio culturale, una formazione delle nuove leve giovanili: la nostra – come Agesc – è una battaglia non di interesse corporativo – come qualcuno vorrebbe far credere – ma nell’interesse del Paese, della società di domani.

E’ la battaglia per una scuola libera, cioè attenta al bisogno della persona nel suo contesto familiare e sociale. Una scuola che sia una esperienza viva in grado di opporsi, nel cuore dei giovani, all’invasione del nulla. Una scuola – e una cultura – che si fonda sulla libertà, non sullo Stato.

E questo comporta la necessità della libertà della scuola (statale e non statale che sia) e di una effettiva libertà di scelta educativa, la cui richiesta è quindi un traguardo ineludibile per il bene comune: non è una battaglia di parte e non può essere sacrificata per altre emergenze. La “parità” – cioè uguaglianza dei cittadini, pari dignità delle scuole, equipollenza economica – è per tutte le famiglie italiane, perché possano liberamente scegliere il percorso educativo e formativo più idoneo ai loro figli.

Da qui anche il rapporto tra scuola e famiglia. Esso va capovolto rispetto a quanto normalmente concepito. Non è la famiglia a doversi in qualche modo organizzare e adeguare alla scuola, a doverla capire. Non sono le persone, le famiglie, le comunità a dover piegare le molteplici loro istanze alla rigidità statalista e burocratica di un unico modello, definito da un solo soggetto erogatore del servizio. E’ la scuola che è tenuta a rispondere, offrendo il ventaglio più largo possibile di opportunità, alle esigenze delle persone, delle famiglie e delle comunità. Ecco, allora, che anche il significato della partecipazione, del coinvolgimento, della corresponsabilità dei genitori alla vita della scuola, non è appena quello di soddisfare una esigenza di democrazia, bensì quella di armonizzare l’offerta formativa alla domanda emergente dalla società.

La famiglia, i genitori, potranno esercitare pienamente le proprie responsabilità educative primarie e naturali nella scuola, soltanto nella misura in cui il coinvolgimento verterà sugli elementi strutturali dell’offerta educativa.

Infine il problema stesso della qualità: oggi il problema fondamentale della scuola non è più quello di chi gestisce il servizio, del soggetto erogatore pubblico o privato (riconosciuto paritario), bensì quello della corrispondenza, continuamente da ricercare e mai da considerare definitivamente acquisita, tra domanda e offerta educativa. Il processo educativo di ogni singola scuola – in quest’ottica ritenuta autonoma, cioè sganciata da imposizioni statalistiche e burocratiche- deve contribuire, da un lato, a chiarire le legittime aspettative e richieste dei genitori nei confronti della scuola, motivando e stimolando il loro interessamento serio e coinvolgimento attivo, e dall’altro ponendosi sussidiariamente nei confronti delle famiglie nel perseguimento degli impegni assunti in ragione degli obiettivi concordati e condivisi nell’ambito di un comune progetto pedagogico.

Purtroppo, nel nostro Paese, a fronte di conclamate aperture liberiste – particolarmente, se non esclusivamente in campo economico – prende sempre più piede un centralismo negli interventi di interesse sociale, tale da soffocare ogni tipo di problematiche della persona. Urge attivare compiutamente il pluralismo delle istituzioni educative e formative, cioè un sistema scolastico libero, de-statalizzato e de-burocratizzato, che riconosca compiutamente l’autonomia concreta e la responsabilità compiuta dei soggetti operanti nella comunità, e ciò può avvenire soltanto cambiando ottica.

Il discorso sulla libertà della scuola non è riducibile soltanto all’aspetto giuridico, sul quale, peraltro, si insiste. Il discorso si apre a ragioni extra-giuridiche, messe in luce dalla crisi del sistema democratico e del cambio di epoca. Il passaggio ad una democrazia matura impone, oggi più che mai, una scuola di libertà.

Da qui il titolo della pubblicazione: “L’attesa dell’arcobaleno in un orizzonte oscuro”. Esso – come evidenziato all’inizio di uno dei suoi capitoli – vuole essere l’occasione per riflettere e per orientare il proprio sguardo di speranza al cambiamento, partendo dall’affronto di situazioni, considerazioni, problemi, prospettive, in esso espresse liberamente, anche se alle volte solo accennate, e indicate senza una specifica cronologia, tuttavia – almeno spero – dense di significato.

Ecco: questo libro – che riprende molte delle argomentazioni e degli atti che hanno interessato e interessano l’impegno della nostra Associazione – mi auguro possa servire a motivare l’azione formativa ed operativa di quanti, nell’associazione e nelle scuole, hanno a che fare con le tematiche scolastiche. Oggi, più che richiamare la soggettività ecclesiale, culturale, sociale e politica – già implicita nel dna dell’associazione – urge approfondire i vari aspetti che caratterizzano i problemi inerenti la corresponsabilità educativa e formativa scolastica, in ordine ai quali, spesso, viene meno l’affronto e quindi la stessa proposta culturale.

L’elaborazione in questa pubblicazione spero possa trovare consenso in quanti si avventureranno nello sfoglio delle sue pagine. Se invece il consenso e la condivisione non troveranno riscontro, vorrà comunque dire che, se non altro – nella legittimità del personale giudizio – ognuno avrà avuto modo di confrontarsi con tematiche che interessano e coinvolgono, nel contesto sociale attuale, la responsabilità della famiglia e della scuola, nonché la stessa classe politica chiamata ad essere strumento di servizio e non di potere. Grazie.     

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