La proposta rilanciata da Oasis, frutto della ricerca degli ultimi anni dedicati ad analizzare i contenuti delle rivolte arabe e la sfida posta da queste all’Occidente

di Maria Laura CONTE

londra oasis

L’incontro tra persone di religioni, di culture e visioni del mondo diverse, è possibile. Lo è a partire dal fatto che tutti, uomini e donne di diverse latitudini e geografie, condividono le stesse domande di fondo. È possibile perché, come disse Giovanni Paolo II, «eppure esiste qualcosa che può essere chiamato esperienza dell’uomo». Su questo fondamento, saldo come le bricole piantate nella laguna di Venezia, è possibile costruire quel linguaggio comune necessario al lavoro di edificazione della vita buona personale e comunitaria.
Da questa tema, ricorrente e declinato in prospettive diverse, è stata segnata la giornata londinese di Oasis, la rivista e Fondazione internazionale nate per la promozione del dialogo e della conoscenza reciproca tra cristiani e musulmani nel 2004 per iniziativa del cardinale Angelo Scola, allora Patriarca di Venezia, oggi Arcivescovo di Milano.
Giovedì 15 novembre il cardinale Scola è stato invitato a presentare Oasis in due occasioni distinte nella capitale inglese: la mattina un seminario presso la sede del parlamento inglese (Westminster, House of Lords), nel pomeriggio una conferenza pubblica seguita da dibattito presso l’Heythrop College dell’Università di Londra. Il tema di entrambi gli eventi, «Religione, società plurale e bene comune», è stato sviluppato nella sessione mattutina con un taglio soprattutto sociale e politico, in quella pomeridiana invece in chiave più antropologico-culturale.
All’intervento di apertura del Cardinale sono seguite le reazioni libere di parlamentari, accademici, ricercatori ed esponenti di varie realtà della società civile, sia cristiani sia musulmani, interessati a evitare che il dialogo interreligioso e interculturale si riduca a formule generiche quanto ormai logore come «crediamo tutti in un solo Dio». La proposta rilanciata da Oasis, frutto della ricerca degli ultimi anni dedicati ad analizzare i contenuti profondi delle rivolte arabe e la sfida posta da queste all’Occidente, è stata soprattutto quella di confrontarsi con l’ipotesi della «rilevanza culturale reciproca» dei cristiani per i musulmani e viceversa.
La consistenza di questa rilevanza si è colta nel dibattito, che ha lasciato emergere quattro cantieri possibili di lavoro comune per cristiani e musulmani: il rapporto inscindibile tra la tensione verso la verità e la difesa della libertà personale, in particolare per quanto riguarda la libertà religiosa; la crisi finanziaria ed economica che spinge ad allargare la ragione economica aprendola alla logica del dono; la provocazione della secolarizzazione che colpisce, in modo diverso a seconda del contesto, sia i cristiani sia i musulmani; le questioni etiche scottanti che urgono a difendere i valori di fondo contro l’abolizione dell’humanum. Dopo il cammino che ha condotto da Tunisi a Beirut e Amman, per Oasis si è aperto a Londra un nuovo orizzonte di lavoro: favorire – grazie alla sua rete internazionale di persone – uno scambio incessante tra quanto le esperienze del Medio Oriente possono dire all’Occidente e dell’Occidente e viceversa.

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